Il Counseling psicologico come supporto per i pazienti anziani

L’obiettivo principale del counseling psicologico (dove per counseling si intende un processo di assistenza professionale focalizzato sul supporto psicologico e emotivo) consiste nel fornire uno specifico aiuto in momenti critici dell’esistenza, caratterizzati da inquietudine e sofferenza. L’esercizio competente di una relazione professionale, intersoggettiva come quella del counseling psicologico richiede un approfondito percorso formativo che considera la complessità e la multidimensionalità della persona sofferente. E l’anziano, spesso interprete di più espressioni cliniche della sofferenza, necessita inevitabilmente di valutazioni e interventi multidimensionali e interdisciplinari che si declinano attraverso l’acquisizione di tre saperi fondamentali: il sapere, il saper fare e il saper essere. Il sapere, quale necessità di una valida preparazione personale, di un costante aggiornamento delle conoscenze sul mondo dei vecchi; il saper fare, quale continuo apprendimento e perfezionamento in particolare attraverso l’esperienza di abilità tecniche, specifiche per sostenere e soccorrere l’anziano; il saper essere, quale sorta di qualificante integrazione di quanto si è appresso cognitivamente ed emotivamente per meglio comprendere e aiutare. Un valido counseling psicologico-clinico, come ogni altro intervento nell’ambito di un trattamento psicologico, congiunge il sapere professionale e il sapere personale (Fulcheri, 2005; Fulcheri & Accomazzo, 1999). «Più le situazioni sono complesse, come spesso accade nell’anziano, e maggiori appaiono gli intrecci, le correlazioni e sfumano i confini fra competenze tecniche e conoscenze umane, esistenziali. Risulta fondamentale il costante approfondimento teorico-pratico, l’aggiornamento e il rinnovamento delle proprie competenze, dei propri saperi» (Fonte rivistedigitali.erickson.it). Appare sempre opportuno richiamare le linee guida che caratterizzano del counseling psicologico-clinico, che sinteticamente riportiamo. 1) Stabilire e facilitare relazioni costruttive e sicure con i pazienti, vale a dire saper attivare un processo di fiducia con il paziente 2) Saper promuovere e comunicare nella relazione: rispetto, incoraggiamento, considerazione positiva dell’altro, compartecipazione affettiva, autenticità e apertura all’imperfezione e al dubbio. 3) Saper garantire un ascolto attivo, così pure rassicurazione e sostegno emotivo. 4) Saper migliorare la qualità delle relazioni interpersonali, potenziando, parallelamente, i livelli individuali di benessere psicologico. 5) Pianificare l’intervento e implementare il trattamento attraverso programmi di valutazione (sia per lo screening che per la diagnosi). 6) Mantenere e preservare adeguati comportamenti etici, legali e professionali con i propri assistiti.

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