
Gli anziani vengono spesso spinti e confinati in “identità residuali” dal confronto generazionale ma soprattutto dalla privazione di identità “al presente”: diventano con amarezza “quello che resta di una vita”, della loro vita trascorsa, perdendo così motivazioni e soprattutto riconoscimento. Il disagio psicologico che vivono, nonostante che le loro condizioni materiali di vita rispetto al passato siano oggettivamente e generalmente migliorate, spesso vanifica sia le possibilità legate alle ancor valide capacità da loro possedute sia il raggiungimento di un futuro entro il quale potrebbero esprimersi efficacemente. Soprattutto si perde la possibilità di scambio, di osmosi generazionale e, in generale, di partecipazione attiva e consapevole ai processi di cambiamento. «Gli obiettivi di una nuova cultura dell’anziano andrebbero allora compresi nel senso più ampio all’interno di una ridefinizione dei ruoli e del modello sociale di anzianità e in senso stretto, cosa senz’altro più praticabile, all’interno di una consapevole trasformazione dell’atteggiamento individuale nei confronti del soggetto anziano» (Fonte humantrainer.com). In entrambi i casi l’anzianità va riveduta come una tappa evolutiva non meno importante e non meno ricca di altre e comunque come parte integrante e traguardo del progetto esistenziale di ogni individuo. Appare sensato, inoltre, riconsiderare il processo di invecchiamento secondo criteri di variabilità soggettiva. Il suggerimento che proponiamo, spendibile all’interno di un qualsiasi contesto di relazioni con e tra gli anziani e che nella nostra Rsa funziona molto bene, consiste nel considerare l’anziano uno soggetto con potenzialità mentali ancora aperte al nuovo, intendendo il suo patrimonio personale non solo come memoria (come bagaglio, cioè, di trascorse esperienze) ma anche come nuova capacità di acquisizione e di scoperta. Si tratta pertanto di rapportarsi innanzitutto al presente dell’anziano, al suo “qui e ora”, individuando tuttavia “pezzetti di futuro” tangibili e immediati proprio nella dimensione concreta delle scoperte che anch’egli può fare, delle nuove acquisizioni a cui può avere accesso, dei cambiamenti e delle trasformazioni che gli sono possibili. In questo contesto è fondamentale l’animazione che è legata a un suo significato irrinunciabile. L’animazione infatti è al contempo creazione e godimento di momenti di vita privilegiati, nei quali l’aspetto ludico ricreativo concorre a determinare nei partecipanti una stabile ricaduta in termini di motivazione e in generale di benessere psicologico.