Le persone più vecchie possono essere molto più vive dei giovani

Angelo Peluso Consulente responsabile servizio di sessuologia nella Clinica Fatebenefratelli Roma ha recentemente effettuato una ricerca specifica sui processi di invecchiamento da quali abbiamo preso spunto per una riflessione decisamente rilevante.  La scienza ha sempre cercato nei secoli di trovare gli elisir per la giovinezza nella convinzione che la vecchiaia fosse “il nemico interiore” da sconfiggere per affrontare con più creatività e serenità la vita.  Il bellissimo film “L’uomo bicentenario”, uscito sugli schermi italiani nel febbraio del 2000 con personaggio principale uno straordinario Robin Williams, ci fa riflettere molto su questo punto: il robot protagonista, dapprima cerca di avere il riconoscimento pubblico come “essere umano” a tutti gli effetti e successivamente rinuncia all’eternità, considerata ormai inutile senza la donna che ama. A tal proposito è degna di nota anche la riflessione del poeta, pittore e scrittore libanese Kahlil Gibran (nella foto) vissuto dalla fine dell’Ottocento sino al 1931 e che qui riportiamo. «L’esistenza non comporta soltanto un aspetto fisico. Le persone più vecchie possono essere molto più vive dei giovani, perché hanno sperimentato più cose.  Il problema della vecchiaia è dato dal fatto che, per paura della morte che si avvicina, gli uomini cominciano ad avere terrore di vivere. Non capiscono che è solo la conclusione di una tappa a rendere possibile il passo successivo: la Natura non compie mai dei balzi. Come non spezza i rami giovani, non impedisce che un albero, vecchio e stanco, cessi di esistere. Questo è ciò che chiamiamo ordine naturale delle cose. Tante volte mi immagino dopo la morte, mentre lentamente ritorno agli elementi del suolo: è il grande abbandono, che trasforma tutto in silenzio e calma, affinché le cose possano rinascere. L’età prepara il mio corpo a fertilizzare la terra da cui sono venuto. L’autunno del corpo conduce all’inverno, e l’inverno è necessario perché possa sopraggiungere una nuova primavera. Allo stesso modo, il mio spirito si sposta da una tappa all’altra, sapendo che ogni stagione ha le sue qualità e i suoi difetti». Il premio Nobel Rita Levi Montalcini nei suoi bellissimi libri (1998, 1999) sottolinea che la senilità, come le fasi precedenti, non deve essere vissuta nel rimpianto dei privilegi e vantaggi perduti col passare degli anni. Citando Cicerone, ci fa ricordare che «la vita segue un corso ben preciso, arricchisce ogni età di qualità proprie. È per questo che la maturità della vecchiaia, è una caratteristica naturale che va apprezzata». Nella nostra Rsa di Ferrera che da alcune settimane è diventata anche Rsa aperta valorizziamo le qualità che ogni paziente anziano ha insite in sé mettendolo al centro dei nostri progetti e facendogli comprendere che nonostante gli acciacchi e disabilità dell’età ha ancora tanto da dare e da fare soprattutto per dare un senso all’ultima parte della sua vita.

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