
Se ci concentriamo sul modo in cui vengono percepiti gli anziani e il processo di invecchiamento dal punto di vista sociale, sono due le immagini che sin dai tempi più antichi si sono tramandate fino ai giorni nostri. La prima delinea l’invecchiamento come la stagione della vita caratterizzata da saggezza, perfezione morale e autorevolezza. La seconda lo delinea come l’età del decadimento psicofisico e del disadattamento sociale. Un tempo, quando il mondo progrediva molto più lentamente rispetto ad oggi, a dominare era la concezione dell’anziano come custode del patrimonio culturale della comunità, che grazie alla sua esperienza conosce quello che gli altri non sanno ancora e hanno bisogno di prenderlo come esempio ed imparare da lui. Oggi invece, il rapido mutamento che caratterizza ogni aspetto della vita umana, in particolare quello riguardante la sfera scientifica e tecnologica, evidenzia un cambio di direzione, in cui l’anziano è visto come colui che non sa e che non riesce a tenere il passo con i cambiamenti rapidi, a differenza dei giovani che imparano più velocemente. Pertanto, l’anziano è visto come un individuo inattivo e facilmente emarginabile, non più come una fonte di saggezza da cui attingere esperienze significative di vita. Il mondo odierno ci restituisce un’immagine sempre più negativa della vecchiaia, descritta come una fase dell’esistenza che incute timore, avversione, fino ad arrivare (nei casi estremi) a vere e proprie forme di discriminazione, definita “ageismo” caratterizzata dalla perdita delle capacità, da un inesorabile declino delle prestazioni, fino ad arrivare ad una negazione vera e propria, in quanto nelle società dove le aspettative di vita sono sempre più alte e la natalità più bassa, l’unica apparente soluzione è quella di rinnegare la vecchiaia e l’anziano viene accettato, o meglio tollerato, se fa finta di essere giovane, oppure se è una persona benestante dalla quale “attingere risorse economiche”. Senza ovviamente generalizzare, c’è modo di constatare una minore sensibilità dei più giovani nei confronti delle persone anziane e, a volte vengono demonizzate le Residenze sanitare assistenziali come la nostra dipinte dai più come ambienti di ghettizzazione. A favorire la diffusione di questo falso luogo comune il cattivo esempio fornito da alcune strutture oggetto di denunce finite in tv per maltrattamenti. Grazie al cielo si tratta solo di casi isolati. La maggioranza di Rsa, come la nostra, rappresentano un luogo in cui gli anziani vengono curati, valorizzati e, spesso anche trattati con attenzioni maggiori rispetto a quelle ottenute precedentemente in famiglia.