
Durante l’invecchiamento si producono processi di individuazione della salute fisica e del rapporto con il proprio corpo che cambia. Dunque il tema della salute fisica con risvolti psicologici conseguenti. Erikson, un famoso psicologo di fama internazionale, tra i pochi ad essersi occupato in specifico degli anziani, afferma che «l’anziano è costretto a riconiugare i verbi della propria autonomia fisica e delle scelte di vita davanti alle inevitabili conseguenze del tempo». Malattie, disabilità, soprattutto i deficit sensoriali (perché i sensi, come la vista e l’udito, sono il nostro primo ponte di contatto con la realtà che circonda) ma, in generale, la percezione del proprio corpo che “non risponde più come prima”, costringono l’anziano a fare i conti con il dolore della perdita del proprio sé ideale di persona, sana, forte, efficiente. Tuttavia i livelli di tolleranza a questo dolore possono variare da individuo a individuo e comportare la ricerca di diverse soluzioni più o meno felici per ripristinare l’equilibrio perduto. Per fare qualche esempio c’è chi (e ciò accade principalmente nel gentil sesso) c’è chi non sopporta le rughe e cerca a tutti i costi, a volte anche con risultati pessimi di bloccare l’invecchiamento. In tutto ciò il modello sociale predominante che esalta la bellezza a tutti i costi, gioca la sua parte. C’è chi cade nella depressione più nera e “gettando la spugna” perché si sente inadeguato, impotente e non si sente la forza necessaria, forza soprattutto psicologica per fare prevalere un nuovo “sé ideale” con il quale accettare i cambiamenti inevitabili del suo corpo e della sua mente. C’è invece poi chi riesce perfettamente ad adattarsi senza problemi all’incedere del tempo trasformando le difficoltà che si incontrano nella vita quotidiana in nuove opportunità. Dice sempre Erikson che «l’età senile richiede che vengano raccolte e si faccia affidamento su tutte le precedenti esperienze, mantenendo la consapevolezza e la creatività con una nuova grazia, perché la saggezza e l’integrità sono processi attivi che durano tutta la vita». Proprio su quest’ultimo postulato si basa l’attività educativo – animativa che promuove e facilita proprio la creatività e le potenzialità cognitive residue ancora presenti in vari livelli nei pazienti anziani che arrivano nella nostra Rsa ed anche nella Rsa aperta.