Occuparsi di un anziano con problemi psichici senza calpestare la sua autonomia residua

A volte quando si parla di invecchiamento si tende ad accomunare una serie di disturbi del comportamento senza tener conto di un fattore importante: la disabilità psichica e/o psicologica è qualcosa che può essere infatti una patologia insita nel soggetto già dal periodo giovanile, proseguita poi in età adulta, oppure un disturbo che insorge proprio in concomitanza con la senilità. La disabilità psichica in età senile può avere differenti origini: essere la conseguenza di malattie intervenute dopo che lo sviluppo psichico si è completato, a causa di fattori morbosi sopraggiunti, tali da comportare un deterioramento nel funzionamento cognitivo, fino all’esito in demenza, per cause identificabili o fino a quel momento sconosciute. «Altra causa di handicap psichico è l’insufficienza mentale; in questo caso la persona non ha raggiunto un completo sviluppo cognitivo; col tempo interviene una ulteriore caduta di risorse legata all’invecchiamento del cervello» (Fonte simg.it).  L’invecchiamento modifica l’assetto psico-fisico che il paziente aveva nelle sue età precedenti, porta a disabilità pronunciata persone precedentemente sane, come nella demenza, mentre attenua sintomi particolarmente gravi e invalidanti. Nonostante l’età non sia un ruolo, la percezione sociale della vecchiaia è quella di una categoria accomunata proprio dal fattore età, che sembra appiattire le singole identità. La speranza di vita oggi allungata ha come conseguenza per tutti una maggiore possibilità di divenire disabili. La diversità, anche per questo, non rappresenta più una condizione separata dalla “normalità” e comporta la necessità di un nuovo modo di considerarla. Rispetto alla condizione precedente nella quale il fattore caratterizzante i comportamenti, e di conseguenza il ruolo sociale, risultavano essere la malattia o il deficit e la disabilità specifica che ne conseguiva, la condizione di anziano può condurre ad una relativa maggiore accettazione sociale. Nella vecchiaia la distinzione tra salute e malattia, normalità e deficit diventa sfumata e le necessità vanno uniformandosi. Prendersi cura di un anziano vuol dire interagire rispettando i suoi tempi, percepire il suo bisogno di vicinanza e di appoggio, senza forzare l’autonomia residua. Gli interventi educativi rientrano con preminenza tra i trattamenti indicati per l’anziano, ricoverato o vivente a domicilio. Una transizione graduale tra l’indipendenza e forme di convivenza assistita è consigliabile per ritardare la perdita di autonomia del demente e conservare il livello di integrazione già conseguito nel disabile psichico. I servizi di RSA aperta che la nostra realtà qui a Ferrera Erbognone (Pavia) ha attivato da qualche settimana dando una tregua al careviger ed alle famiglie possono certamente essere una risorsa e non devono necessariamente essere rivolti a gruppi di persone omogenei per bisogni assistenziali e livelli di funzionalità. Così pure la casa di riposo o la Residenza sanitaria assistenziale (RSA), quando una di queste soluzioni si presenti come l’unica praticabile, può accogliere anziani con problemi clinici diversi offrendo la possibilità di cure specifiche e servizi adeguati per cure ed accudimenti specifici e svolti con professionalità

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