
Con il termine demenza (o deterioramento mentale) si intende una sindrome clinica caratterizzata da un progressivo deficit della memoria e delle altre funzioni cognitive, tra cui il linguaggio, la prassia e la capacità di giudizio. A questi sintomi possono associarsi anche modificazioni del carattere e della personalità. Le demenze sono quindi sindromi involutive e caratterizzate da perdita di patrimonio intellettivo, cognitivo e affettivo precedentemente acquisito e consolidato Da un punto di vista di classificazione si distinguono tre forme di demenza degenerativa: primaria di tipo Alzheimer, primaria di tipo non-Alzheimer, secondaria. Per demenza primaria si intende una demenza la cui origine non è conosciuta; si definisce secondaria, invece, quella demenza derivante da causa accertata (tumore, infezione, trauma, ecc). Tutti i cambiamenti, che compromettono sempre di più l’autonomia del paziente fino ad interferire sul normale svolgimento delle attività quotidiane di cura personale, sulla attività lavorativa e sulle relazioni interpersonali, devono essere documentati da una storia clinica. Questa consiste nella raccolta del maggior numero di informazioni riguardanti l’esordio della malattia (quando sono stati notati i primi sintomi e quali sono stati) e l’impatto dei disturbi sulle attività normalmente svolte dal soggetto. La storia clinica è costituita da una anamnesi familiare, fisiologica, patologica remota e patologica prossima. La Malattia di Alzheimer rappresenta la metà circa di tutti i casi di demenza ed è seguita, come frequenza, dalla demenza vascolare (VD), che costituisce circa un quinto dei casi. Un altro quinto dei pazienti affetti da demenza è colpito sia da Malattia di Alzheimer che da demenza vascolare. I restanti casi presentano delle forme di deterioramento mentale più rare. I deficit cognitivi, che solitamente compaiono dopo le manifestazioni comportamentali che attengono alla perdita graduale della propria autonomia, riguardano soprattutto il dominio della memoria e del linguaggio. Le abilità visuo-spaziali, invece, contrariamente a ciò che accade nella malattia di Alzheimer, possono essere a lungo risparmiate. L’intervento educativo ed assistenziale, in questi casi è mirato al mantenimento e/o conservazione delle capacità residue presenti nei pazienti presenti in Rsa ricordando sempre che anche coloro che appaiono maggiormente compromessi hanno una coscienza profonda e sono in grado di percepire emozioni.