Infondere la coscienza di sé nel paziente anziano

Un aspetto da tenere sempre in forte considerazione nella cura dell’anziano è la componente psicologica. Consideriamo che la psicologia è sempre psicologia “dell’età evolutiva”. Non esiste momento della vita che sia di arresto, che non sia di cambiamento e quindi di evoluzione, anche se molti momenti sono segnati da tanti ritorni, sospensioni ed anche da fenomeni di deterioramento e di regressione. «Anche questi momenti regressivi sono da considerare paradossalmente all’interno della fase evolutiva, anche per il semplice fatto che sono parte integrante inevitabile e “necessaria” della storia della vita» (Fonte chironeassociazione.it) Col passare dell’età si ha biologicamente una progressiva caduta del numero dei neuroni e una progressiva riduzione delle performance. In modo particolare la memoria a breve termine e quindi la capacità di memorizzare aspetti del presente. Così che gli eventi del passato lontano, tornano vivi, divengono centrali e ridondanti tanto da invadere l’esperienza del presente. In questa situazione, però, non si ha la perdita della processualità evolutiva e quindi anche della progettualità. La progettualità nell’anziano spesso cade, perché deve fare i conti con la convenienza e l’attuabilità dei progetti in una società che considera il tempo per l’anziano come elemento residuale, inutilizzabile. Diversamente diventa possibile sottrarsi all’angoscia del tempo che fugge. Per Klein: (Il tempo, la sostanza in cui è fatta la vita) «Quando si è giovani si tende a immagazzinare tanti ricordi – spiega – pensiamo a un bambino e al suo primo Natale: tra regali, luci e feste quel tempo gli sembrerà infinito. Da adulto, hai sperimentato le stesse cose tante volte. Niente del periodo natalizio è nuovo, quindi non si accumula ricordi. Ecco perché il tempo passa più veloce. È possibile “ingannare” questo meccanismo facendo qualcosa di diverso dal solito. Continuando a imparare, ad addestrare la mente. Imparando percepiremo più lentamente il trascorrere del tempo. Immagazzineremo ricordi come quando eravamo piccoli». Tuttavia un paziente anziano, ed è quello che facciamo in Rsa è la sua riorganizzazione. I meccanismi di riorganizzazione assumono, se il contesto relazionale e sociale è favorevole, una dimensione tale e una durata tale che sono tipici e caratteristici dell’uomo in quanto essere culturale, e che assomigliano in un certo senso ai meccanismi di cambiamento e di adattamento che caratterizzano la psicologia degli adolescenti. L’importante è infondere “coscienza di sé” in un anziano che, nonostante gli acciacchi fisici e la malattia, può essere ancora in grado di guardare positivamente al domani.

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