La creatività nella vecchiaia

L’invecchiamento, il deperimento, la lentezza, le risorse personali, la forza di reagire, la creatività sono elementi dell’età anziana che, se osservati attraverso la lente della resilienza, consentono di considerare questo periodo della vita un’esperienza in cui, a fronte di traumi o difficoltà certi o imminenti, la persona può far valere le proprie capacità e caratteristiche, siano esse genetiche, personali o relazionali, per uscirne trionfante. La resilienza, termine che abbiamo spesso citare durante la pandemia da Covid 19 è la capacità di una persona o di un gruppo di svilupparsi, progettarsi e proiettarsi con fiducia nell’avvenire anche in presenza di eventi destabilizzanti, di condizioni di vita difficili, di traumi duri. «Se il processo di invecchiamento è imputabile ai geni della sopravvivenza solo per il 30%, mentre il restante 70% è attribuibile all’ambiente e allo stile di vita che ciascuno va determinando nel corso della propria esistenza» (Cesa-Bianchi, Albanese, 2004; Vergani, 1997), anche la musica, intesa come esperienza emotiva cognitiva, socializzante ed espressiva, può rivestire un ruolo fondamentale nella costruzione del proprio equilibrio. La musicoterapia viene utilizzata come approccio alla persona attraverso la comunicazione non verbale. Il bagaglio sonoro-culturale del paziente non è da sottovalutare: musiche e canti del suo tempo, serenate, cantastorie sono importanti perché è grazie a questi elementi che l’educatore e gli operatori sociali riescono ad intervenire in maniera importante sulla sua sfera emotiva. Tutto ciò si inquadra in un processo che possiamo definire di creatività che è assolutamente funzionale per migliorare la qualità della del paziente anziano. Tra le pagine di romanzi e fiabe, così come nelle immagini di film o spettacoli teatrali, l’età anziana, quando non è collegata al senso di solitudine o infelicità, viene presentata in connessione alla saggezza, legata con l’esperienza e il tempo passato. È perciò interessante considerare l’invecchiamento come un processo che consente, per il maggior tempo a disposizione, le minori incombenze e le numerose conoscenze acquisite, di essere più autentici e creativi. «Per “rovesciare” la visione puramente negativa della vecchiaia si deve cominciare con il capovolgimento del concetto di creatività. Se si è soliti considerare che creativo possa essere solamente un artista, o un bambino che sperimenta svariate modalità di espressione o ragionamento, o una persona eccezionale, totalmente “fuori dagli schemi”, si rischia di tralasciare la caratteristica fondamentale di tale concetto: il legame con la realtà»(Cesa-Bianchi, Albanese, 2004; Vergani, 1997). Ciò sta ad indicare che la creatività non deve essere considerata come un concetto astratto o appannaggio di “pochi eletti”. Essere creativi non presuppone necessariamente essere artisti quanto realizzare anche piccoli sogni come per esempio, mettersi a colorare un foglio di carta in modo libero e come si vuole.

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