
Un approccio delle emozioni differenziali sostiene che le emozioni diventino sempre più complesse in età avanzata a causa di un maggior numero di rielaborazioni cognitive. In particolare, secondo questa teoria ci sono un numero di emozioni limitato (emozioni universali), molte delle quali non cambiano nel ciclo di vita. Tuttavia, il sistema emotivo è considerato plastico e si modifica in funzione delle nostre capacità cognitive e all’ambiente. E gli esperti parlano di un miglioramento notevole nella gestione delle emozioni negli anziani. «Questo spingerebbe le emozioni verso due possibili traiettorie: a) Miglioramento nella capacità di anticipare e gestire le risposte emotive proprie e altrui con l’avanzare dell’età. Gli anziani diventano più abili nella regolazione sociale delle proprie emozioni rispetto ai giovani. b) Il cambiamento a carico delle funzioni esecutive, della pianificazione, dell’inibizione può rendere l’inibizione delle espressioni emotive più difficoltosa negli anziani e portare all’uso di strategie di regolazione diverse rispetto ai giovani» (fonte https://elearning.unimib.it/). Questa teoria sostiene quindi che alcune emozioni siano costanti durante l’arco di vita; tuttavia, si possono osservare dei cambiamenti nell’espressione e regolazione emotiva a causa dell’interazione con le richieste sociali e le modificazioni a carico dei processi cognitivi che rendono il sistema emotivo più complesso. Un approccio simile si riscontra anche nella teoria dell’integrazione dinamica (Labouvie-Vief,2003), secondo la quale con l’aumentare dell’elaborazione cognitiva aumenta la complessità delle emozioni. In particolare, secondo questa teoria gli individui possono andare incontro a due percorsi di sviluppo emotivo: a) Ottimizzazione: meccanismo di natura automatica, implicita, no richiesta risorse cognitive. Spinge gli individui verso stati emotivi più positivi rispetto a quelli negativi. b) Differenziazione: meccanismo che prevede maggior elaborazione consapevole delle emozioni. Spinge gli individui ad elaborare in modo più complesso gli stati emotivi e affettivi. Gli anziani, perdendo capacità cognitiva, fanno più leva sull’ottimizzazione, e questo li porta ad affidarsi a meccanismi di ottimizzazione. Proprio sull’aspetto dell’ottimizzazione delle emozioni è importante porre l’accento su tutto ciò che di fondamentale può mettere in campo un buon team socio assistenziale – sanitario. Il far leva su emozioni e sensazioni positive creando i presupposti affinché tutto ciò possa avvenire è un aspetto di grande rilievo del nostro lavoro in Rsa. Le sensazioni e le emozioni positive possono essere rievocate nel paziente anziano attraverso quella pratica che viene definita “Reminiscenza”, ovvero far riemergere negli anziani chiacchierando con loro o guardando loro vecchie fotografie i momenti belli della loro vita.