
Con il passare degli anni, notoriamente si verificano alcuni cambiamenti fisiologici che possono causare anomalie nelle funzioni cerebrali che si sono sempre date per scontate. Le più comuni come noto sono le perdite di memoria. Ecco perché ci vuole più tempo per imparare nuove cose, si fatica maggiormente a ricordare e fissare le informazioni, non si è più veloci come prima nei ragionamenti e nell’elaborazione delle nozioni. Ma perché quando si diventa anziani la memoria diventa piuttosto labile? Innanzitutto perché l’ippocampo, una regione del cervello coinvolta nella formazione e nel recupero dei ricordi, spesso va incontro a processi degenerativi con l’età. «Anche gli ormoni e le proteine che proteggono e riparano le strutture cerebrali e intervengono nella regolazione delle loro funzioni si alterano e diminuiscono con il passare degli anni. Inoltre, occorre considerare che le persone anziane spesso sperimentano una diminuzione del flusso sanguigno al cervello, riduzione che può compromettere la memoria e portare a cambiamenti nelle capacità cognitive» (fonte salute.paginebianche.it). Le difficoltà di memoria possono derivare anche da fattori psicologici, per esempio da una fragilità emotiva, da tristezza e depressione, da una certa tendenza all’isolamento, dalla volontà di privilegiare i ricordi belli rispetto a quelli negativi, dalla mancanza di attenzione. Anche l’uso di alcuni farmaci e la presenza di altre condizioni patologiche (come traumi cranici o stress psicofisico) potrebbero contribuire al fenomeno. Lo stile di vita, le abitudini e le attività quotidiane hanno un enorme impatto e sono estremamente importanti sulla salute del cervello. Qualunque sia la propria età, ci sono diversi modi per migliorare le proprie capacità cognitive, prevenire la perdita di memoria e proteggere il proprio cervello. Per esempio, è utile: fare le parole crociate: è un’attività che aiuta sia a ricordarsi le conoscenze apprese in passato sia a imparare nuovi concetti; vedere film, ascoltare il telegiornale, leggere libri e riviste, ma in maniera più attenta: per esempio, cercando di ricordarsi i nomi dei personaggi; camminare e avere uno stile di vita attivo: il movimento migliora la vascolarizzazione cerebrale e dunque le facoltà intellettuali e cognitive; seguire le attività particolari di potenziamento della memoria, che insegnano strategie ad hoc come per esempio la stimolazione cognitiva che svolgiamo in Rsa con il gioco delle parole, oppure per i pazienti più compromessi la stimolazione sensoriale con la terapia del Riorientamento (Rot). Si tratta di rieducare il paziente a pratiche semplici della vita quotidiana ma che possono essere dimenticate, come l’uso delle posate o il senso del tatto.