
L’anzianità comporta l’inizio di una corsa rivolta all’indietro: se l’adolescenza viene considerata lo stadio dell’evoluzione fisica, della scoperta, dell’acquisizione, della proiezione e della costruzione del futuro, l’ultima fase della vita comporta i processi totalmente inversi, proiettando l’individuo verso un progressivo impoverimento caratterizzato da vissuti di isolamento sociale, deterioramento fisico e cognitivo, esclusione dalla realtà performante, che possono rivelarsi fattori premonitori di disagio e a volte anche di patologia. Al di là delle problematiche prettamente fisiche come diminuzione di vista ed udito, stanchezza, difficoltà di deambulazione, disturbi cardiaci, ai reni, di circolazione sanguigna ed intestinali, quello che a noi importa è un sostanziale deterioramento cognitivo. L’attenzione perde la propria competenza selettiva e la capacità di focalizzarsi a lungo su un oggetto; anche il ragionamento astratto e percettivo subiscono notevoli rallentamenti; si verifica una compromissione della capacità di memoria. Questo causa un deficit di dopamina e serotonina che va a compromettere la funzionalità della memoria di lavoro e della memoria prospettica, nelle quali l’anziano manifesta scompensi, disarmonie, rallentamenti (Cattell, 1963). La serotonina è associata a sentimenti di felicità, concentrazione e calma, mentre la dopamina è associata alla motivazione e all’essere produttivi, facendo parte del cosiddetto “sistema della ricompensa”. La dopamina e la serotonina sono spesso chiamate “ormoni del buonumore e della felicità”, poiché svolgono un ruolo nell’aumentare gli stati d’animo e le emozioni piacevoli. Se durante la giovinezza l’urgenza primaria è incarnata alla proiezione del sé nel futuro, durante l’età della senescenza gli investimenti si rivolgono principalmente al presente: così, se la personalità del giovane è di tipo prevalentemente centrifugo, perché proiettata in avanti, la personalità dell’anziano è centripeta, in quanto rivolta prevalentemente ad una dimensione interiore, con tutto il carico di ricordi, esperienze e sentimenti che la caratterizza. «Irritabilità, irrequietezza, così come sentimenti di perdita, inutilità e disperazione possono tramutarsi in stati di malessere generalizzato, oppressioni toraciche, disturbi digestivi, disordini del sonno, problemi cardiaci e respiratori che, fatta salva una possibile componente organica, sono molto spesso la traduzione sintomatica di un malessere emotivo non verbalizzato (Shedler, Westen, Lingiardi, 2008; Carbone, 1990). L’anziano crede di non poter trovare una soluzione ai problemi; questo non fa che coinvolgerlo in uno stato di stress in grado di apportare negatività non solo nella dimensione emotiva, ma anche in quella fisiologica. La famosa somatizzazione di alcune problematiche psicologiche è una realtà assodata. Cosa fare quindi? Imparare ad intercettare il disagio del paziente anziano che spesso tende a non volerlo comunicare direttamente attraverso il linguaggio non verbale: mimica facciale e movimenti del corpo indicano spesso situazione di disagio e malessere malcelato.