Interventi sulle demenze e terapie non farmacologiche

Le demenze sono caratterizzate da un nucleo di disturbi secondari al deficit di memoria e delle altre abilità cognitive al quale si affiancano invariabilmente e con modalità diverse un’ampia gamma di sintomi; questo insieme di manifestazioni patologiche viene attualmente definito come “Sintomi comportamentali e psicologici nella demenza” (BPSD, cioè Behavioral and Psychological Symptom of Dementia) e negli ultimi anni ha ricevuto sempre maggior attenzione da parte dei clinici, allo scopo di identificare strategie terapeutiche più efficaci, sia farmacologiche che non-farmacologiche. Noi, naturalmente, puntiamo ad approfondire l’aspetto che riguarda la terapia non farmacologica.  I sintomi comportamentali costituiscono un problema clinico di non sempre semplice gestione, nonché una pesante fonte di stress e sovraccarico assistenziale per i familiari. «La presenza di disturbi comportamentali, inoltre, contribuisce a peggiorare ulteriormente il livello di autonomia nelle attività quotidiane già compromesso a causa dei deficit cognitivi» (Fonte Barbara Zanchettin psicologa). I disturbi comportamentali possono essere suddivisi in: sintomi affettivi: depressione, ansia, irritabilità, sintomi psicotici: deliri, allucinazioni; disturbi della condotta: ciclo sonno-veglia, alimentazione e sessualità, comportamenti specifici: vagabondaggio, agitazione, aggressività, vocalizzazione persistente, indifferenza, apatia, disinibizione. Tutte queste sintomatologie porta di conseguente istituzionalizzazione, intervento medico e prescrizione farmacologica, aumento della disabilità, causa di stress per gli operatori che se ne occupano se non adeguatamente preparati con ridotta qualità di vita. Negli ultimi anni è emerso che accanto alla terapia farmacologica, c’è sempre di più la consapevolezza che un approccio differente è possibile: questi disturbi non debbono essere considerati unicamente come sintomi della malattia, bensì, almeno in una certa misura,  come modi che un paziente, che ha difficoltà intellettive e sensoriali ed è incapace di comprendere l’ambiente che lo circonda e di esprimere il suo disagio, ha di  reagire agli stimoli ambientali o di esprimere bisogni insoddisfatti che non è più in grado di comunicare verbalmente. «Ci sono ormai diverse evidenze che dimostrano come alcuni “comportamenti problematici” del malato con demenza rappresentano una risposta ad esperienze di dolore o di disagio fisico, al bisogno di contatti sociali oppure una reazione alla noia e all’inattività» (Fonte Barbara Zanchettin). Allora cosa fare? Cosa fare: è sempre opportuno domandarsi se la causa del comportamento del malato proviene da dentro il malato oppure dall’ambiente esterno, al fine di individuare le possibili cause e quindi rimuoverle. Questo può non essere un compito semplicissimo anche perché spesso sono presenti contemporaneamente più cause; tuttavia, la conoscenza del malato e la assidua osservazione dei suoi comportamenti da parte di chi gli vive accanto, costituiscono un valido ausilio nella ricerca delle possibili cause.

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