
La demenza non è una malattia specifica, bensì un termine generale che descrive una vasta gamma di sintomi associati al declino della memoria o di altre abilità del pensare sufficientemente grave da ridurre la capacità di una persona di svolgere le attività quotidiane. Il morbo di Alzheimer rappresenta il 60-80% dei casi. La demenza vascolare, che si verifica dopo un ictus, è il secondo tipo più comune di demenza. Tuttavia, vi sono molte altre condizioni che possono provocare sintomi di demenza, tra le quali alcune sono reversibili, quali, ad esempio, i problemi di tiroide e quelli dovuti a carenze vitaminiche. La demenza è spesso definita erroneamente “senilità” o “demenza senile”, il che riflette la convinzione, un tempo molto diffusa, ma errata, che un grave declino mentale rappresenti una caratteristica normale dell’invecchiamento. Così invece non è: in realtà la degenerazione delle cellule nervose, come noto inizia quando termina lo sviluppo completo di un essere umano che arriva per un uomo intorno ai 22 anni e per una donna intorno ai 18 anni. Quindi in realtà la compromissione cognitiva, in situazioni particolari determinati per esempio da patologie, traumi, abuso di alcol, nicotina, psicofarmaci o sostante stupefacenti, può arrivare molto prima di quella che viene definita l’età della prima vecchiaia, cioè dai 65 anni in avanti. Negli ultimi anni la comunità medico – scientifica ha evidenziato a tal proposito la crescita di casi di Alzheimer precoce che colpiscono il 5% della popolazione. Un segno precoce è dimenticare eventi recenti, seguito da un aumento di confusione, alterazione delle altre funzioni mentali, problemi a usare e a capire il linguaggio e a svolgere le attività quotidiane. La demenza in età anziana è più consueta in quanto, per quanto abbiamo sopra evidenziato aumenta la morte delle cellule nervose cerebrali e la compromissione della loro capacità di intercomunicazione (cioè la comunicazione tra cellula e cellula). Le ricerche dei professionisti del settore geriatrico è per la maggior parte mirato a comprendere per l’appunto l’elemento che accelera la morte delle cellule nervose cerebrali e la possibilità di elaborare un meccanismo che rallenti questa degenerazione e la possibilità almeno di una loro parziale rigenerazione. Ci sono già ora, comunque azioni che attengono allo stile di vita di una persona che possono ridurre il rischio di contrarre una demenza. Ovvero, “avere una dieta equilibrata, esercitare regolarmente la mente e il corpo, avere contatti regolari con gli altri e non bere o fumare” sono sei “fattori di stile di vita sano” che vengono associati ai migliori risultati cognitivi negli anziani. Lo studio, di origine cinese, è stato condotto nell’arco d’un decennio ed è stato pubblicato lo scorso mercoledì 25 gennaio sul British Medical Journal. Lo studio condotto dal 2009 al 2019 testando circa 30mila persone ed ha evidenziato che oltre ad una corretta dieta alimentare ed evitare alcol e fumo molto importanti sono l’attività fisica e l’attività cognitiva esercitando il cervello almeno due volte la settimana (cosa che nella nostra Rsa facciamo) con esercizi adatti a mantenerlo attivo.