
La riabilitazione delle capacità cognitive è un percorso adattato ai tempi ed alle possibilità del paziente anziano. Si utilizza molto nelle realtà sanitarie assistenziali residenziali come la nostra Rsa che si prende cura di anziani che hanno problematiche di demenza senile iniziale o già in fase conclamata. Si svolge a tappe graduali fino a quando si osserva un miglioramento delle abilità, ma soprattutto il raggiungimento della miglior qualità di vita possibile dell’individuo e della famiglia. Stimolazione Cognitiva: laddove non sia possibile recuperare l’abilità danneggiata, è possibile porsi l’obiettivo di esercitare le abilità residue, con lo scopo di potenziarle, favorendo così una gestione più consapevole delle proprie autonomie e rallentando il progressivo e naturale decorso del deterioramento cognitivo. Entrambi i trattamenti prevedono degli esercizi da svolgere che possono essere pianificati anche più volte a settimana. La stimolazione cognitiva è un intervento che rientra negli approcci riabilitativi per persone con demenza di grado lieve e moderato e riflette l’idea che la mancanza di attività cognitiva accelererebbe il declino cognitivo (Woods, 2012). La stimolazione cognitiva è un intervento che rientra negli approcci riabilitativi per persone con Demenza di grado lieve e moderato e riflette l’idea che la mancanza di attività cognitiva accelererebbe il declino cognitivo (Woods, 2012). Tale trattamento è finalizzato al mantenimento e al potenziamento delle funzioni cognitive residue, cioè quelle che la malattia ha risparmiato, e al rallentamento del decadimento cognitivo causato dalla patologia neuro degenerativa. Si può effettuare la stimolazione cognitiva copia di figure, denominazione di oggetti di uso comune, costruzione di frasi, rievocazione di brani, cancellazione di stimoli target. L’intervento, inoltre, deve essere pianificato, programmato, personalizzato e specifico per il paziente e per poter essere efficace deve essere rapportato alle abilità residue della persona, stimate attraverso una valutazione neuropsicologica del suo funzionamento cognitivo; essere svolto in un ambiente sereno con sedute regolari e protratte nel tempo; essere guidato da una serie di indicazioni brevi; rispettare i tempi della persona senza mai farla sentire incapace; promuovere l’autonomia e il senso di autoefficacia della persona; raggiungere obiettivi condivisi. Non è importante ottenere una prestazione elevata nei compiti, ma riuscire a coinvolgere la persona nell’esercizio cognitivo proposto. L’attività, infatti, deve essere sempre rinforzata positivamente per innalzare la motivazione. Tali presupposti ci permettono di prendere le distanze dagli approcci “casalinghi” (cruciverba, giochi on line, ecc.), fatti di esercizi non diversificati che creano prevedibilità nello svolgimento.