
Il numero di persone di età pari o superiore a 60 anni ha superato nel mondo quello dei bambini di età inferiore ai 5 anni. Entro il 2050, inoltre, questa fascia di popolazione costituirà il 22% di quella totale, raddoppiando rispetto al 2015. Sono questi alcuni dei dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riportati anche dal quotidiano economico “Il Sole 24 ore” che gettano luce sul fenomeno dell’invecchiamento del nostro Pianeta. Ad essi, si aggiungono quelli relativi allo stato di salute mentale di chi, da ormai più di vent’anni, è nei famigerati -anta. Oltre il 20% di loro, infatti, soffre di un disturbo mentale o neurologico. I più diffusi risultano essere demenza e depressione, che colpiscono rispettivamente circa il 5% e il 7% di questa fascia di popolazione. Nonostante queste evidenze, il rapporto tra invecchiamento e salute mentale è delicato e sfaccettato. In primis a causa dei pregiudizi che colpiscono le persone anziane. Molto spesso, queste vengono infatti infantilizzate o, peggio, sono vittime di comportamenti sprezzanti, che minimizzano i loro bisogni e vissuti emotivi. È frequente, inoltre, che le loro difficoltà e il loro malessere vengano ricondotti all’invecchiamento, senza essere accolti, ascoltati e osservati attraverso una lente diversa. In un contesto di questo tipo, diventa pertanto difficile riconoscere e legittimare la sofferenza psicologica di chi sta invecchiando. Anche per chi è caregiver o fa parte del personale sanitario. La nostra società, come abbiamo avuto modo già di sottolineare in alcune occasioni è infatti vittima di quello che viene definito ageismo (dall’inglese “ageism”), ossia la discriminazione nei confronti di una persona in base all’età. All’interno di questo fenomeno, troviamo l’ageismo interiorizzato, che porta a credere che i problemi di salute, piuttosto che la solitudine o vissuti depressivi, siano normali manifestazioni dell’invecchiamento. «Abbiamo bisogno- scrive la giornalista Biancamaria Cavallini – di una ridefinizione dell’anziano, di cambiare il modo in cui concettualizziamo l’invecchiamento. Serve un approccio maggiormente obiettivo, che restituisca la complessità di avere più di 60 anni oggi. In una realtà che ti dice che devi essere giovane a tutti i costi e che, allo stesso tempo, non esita a dirti che sei vecchio». Solo grazie a un approccio accogliente, che riconosce i bisogni della persona ancor prima della sua età, possiamo invece pensare di intervenire in maniera efficace per preservare e promuovere la salute mentale. Questo è l’obiettivo che si propone quotidianamente anche la nostra Rsa “Giovanni Serra”, a partire dal legale rappresentante dottor Giovanni Fassina sindaco di Ferrera con la direttrice generale della struttura dottoressa Laura Stanisci ed il presidente della cooperativa “Alemar” Emanuele Cerutti, del responsabile sanitario dottor Pasquale Panella e di tutto il personale: amministrativi, Infermieri professionali, educatore professionale, fisioterapista, Oss, Asa, Cucina e servizi generali che compongono la famiglia Rsa. Da parte di tutti noi un augurio a tutti i visitatori del nostro sito di Buon Natale che ci porti sempre più a voltare lo sguardo nella direzione del bisogno nel presente e nel futuro.