Gli anziani ottimizzano i loro stati emotivi. Vanno favoriti gli aspetti positivi

L’avanzare dell’età, come abbiamo avuto modo di evidenziare in altri redazionali pubblicati sul nostro sito, comporta cambiamenti a livello fisico, sensoriale ma anche cambiamenti nella sfera cognitiva. Alcune abilità rimangono stabili nel corso della vita, altre si sviluppano e si perfezionano, come le abilità verbale. La maggior consapevolezza che il tempo che resta è limitato, motiverebbe l’anziano a dare priorità alla ricerca di significativi motivi positivi agli avvenimenti, rielaborando le vicende negative della propria vita in chiave positiva. La teoria cognitiva ed affettiva sostiene che gli anziani ottimizzano i loro stati emotivi, come risposta alle maggiori difficoltà a vivere le emozioni in un’ampia gamma di sfumature. Gli anziani tendono a regolare le emozioni più frequentemente e spontaneamente rispetto ai giovani per adeguarsi alle norme sociali e valoriali, cercando generalmente di evitare inutili conflitti. Più che cambiamenti con l’età si avrebbe una maggiore modulazione delle emozioni che spiegherebbe l’aumento della regolazione emotiva, la diminuzione della risposta psico-fisiologica che è la ridotta ricerca di sensazioni. Secondo Erikson la vecchiaia è «quella fase della vita in cui si deve cercare di bilanciare la ricerca di integrità, con la disperazione determinata anche dall’avvicinarsi a questo inevitabile appuntamento». A tal proposito enfatizza come il compito dell’anziano sia quello di dare un senso alla propria vita, integrando le perdite che ha subito. Emozioni negative che si possono associare a questa fase vengono denominate crisi della vita in parte dovute dalla minor energia fisica e psicologica che l’anziano deve saper gestire per affrontare la quotidianità. L’ansia per la morte può essere valutata sia con misure dirette (Death anxiety scale) che valutano gli aspetti più consci, sia indirette, che valutano aspetti più inconsci (test di interferenza con parole. La paura della morte è connessa a tutta una serie di paure. Tra le principali due sono fonte di sofferenza soprattutto per i pazienti anziani come i nostri che sono ospitati in una Residenza sanitaria assistenziale: parliamo di solitudine e soprattutto di isolamento sociale. Sono due fattori di rischio importanti per il benessere psicofisico dell’anziano. Per tale motivo il nostro intervento è mirato a realizzare progetti che vadano a contrastare questi due fattori negativi. Innanzitutto prima di dar vita a progetti calati dall’alto è necessario entrare in empatia con il paziente. È un approccio relazionale che aiuta a ridurre lo stress, a mantenere la dignità e il benessere dell’anziano ed è basato su un atteggiamento di tipo convalidante, che parte dal presupposto che ciò che l’anziano vive dentro di sé è la sua realtà e va accettata, condivisa e riconosciuta.

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