Con l’invecchiamento cambia l’approccio con le emozioni ed i sentimenti da parte del paziente anziano

Con l’invecchiamento cambia l’approccio con le emozioni ed i sentimenti. Benché la personalità sia un fattore psicologico relativamente “stabile” nel tempo, almeno in condizioni di normale invecchiamento fisiologico, durante la senescenza anche gli affetti e le emozioni subiscono degli “aggiustamenti”. L’affettività tende a modificarsi sia quantitativamente, sia qualitativamente. Innanzitutto si riduce l’intensità soggettiva, rispetto a contenuti che in precedenza suscitavano reazioni intense; ne consegue un’attenuazione dell’aspetto espressivo. In secondo luogo, l’affettività si concentra su punti contenuti dal momento che, piuttosto che da condizioni esterne, l’anziano è coinvolto da quelle personali: in particolare dal suo benessere fisico e psichico e dal suo status sociale. Il risultato finale è il prevalere di un egocentrismo sempre più accentuato. Mentre cioè la personalità del giovane è di tipo prevalentemente centrifugo, proiettata verso l’esterno e verso il futuro, la personalità dell’anziano è centripeta, cioè rivolta prevalentemente al proprio Io, con tutto il carico di ricordi, esperienze e sentimenti che lo caratterizza. Gli investimenti affettivi si rivolgono al proprio presente e al proprio corpo che, come già segnalato, può diventare oggetto di preoccupazioni ipocondriache o il tramite attraverso cui comunicare all’esterno per attirare le attenzioni altrui. Questo tuttavia non significa che per l’anziano i legami affettivi e le relazioni interpersonali siano insignificanti; al contrario, l’anziano è in grado di amare e ha bisogno di sentirsi amato, di ricevere attenzioni e affetto. È noto infatti come, a qualsiasi età, rapporti affettivi soddisfacenti favoriscano un’attività psichica globalmente efficiente e una adeguata motivazione alla vita. Questo tuttavia non significa che per l’anziano i legami affettivi e le relazioni interpersonali siano insignificanti; al contrario, l’anziano è in grado di amare e ha bisogno di sentirsi amato, di ricevere attenzioni e affetto. È noto infatti come, a qualsiasi età, rapporti affettivi soddisfacenti favoriscano un’attività psichica globalmente efficiente e una adeguata motivazione alla vita. Inoltre dobbiamo aggiungere che il benessere psicologico che aumenta la produzione di serotonina che è l’ormone del benessere e della  felicità.  Proprio su questo aspetto emotivo si concentra il nostro lavoro in Rsa a livello di approccio educativo ed intervento da parte del personale assistenziale, Oss, Asa e personale sanitario. Essere empatici significa mettersi nei panni della persona assistita, comprendere le sue esigenze e rispettare la sua dignità. Per sviluppare l’empatia, è importante ascoltare attivamente la persona e prenderla sul serio, rispettare i suoi desideri e bisogni, e mostrare comprensione e supporto.

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