La perdita della memoria negli anziani e la possibilità di recupero per i casi meno gravi

La memoria è una delle facoltà più evolute dell’essere umano e, per funzionare correttamente, occorre che l’intero processo di raccolta, archiviazione e recupero delle informazioni si svolga nel modo giusto. Prima di scoprire quali possono essere le cause dei problemi legati alla perdita della memoria nei pazienti anziani è importante una rinfrescata su come  viene catalogata la memoria. Il metodo più diffuso per  la memoria si basa sul grado di ritenzione di un ricordo. Avremo quindi la memoria sensoriale, legata ai sensi di udito, olfatto, tatto e vista: in questo primo stadio le informazioni sono memorizzate per brevissimo tempo (1-4 secondi). La memoria a breve termine (codificata come MBT), che trattiene per pochi secondi (20-30) un numero limitato di informazioni (dette span), di cui la persona ha bisogno subito. La memoria a lungo termine (acronimo MLT), ovvero l’archivio che conserva ricordi e informazioni del passato, superando il momento contingente. Questa, a sua volta, può essere distinta in dichiarativa, se riguarda le conoscenze esprimibili verbalmente, e procedurale, quando ha a che fare con un’azione. Il processo di acquisizione e salvataggio delle informazioni coinvolge diverse parti del cervello (ippocampo, amigdala, lobi frontali e corteccia cerebrale), la cui corretta correlazione permette alla memoria di funzionare e recuperare i ricordi più lontani nel tempo. Le cause della perdita di memoria nella terza età possono essere varie il naturale processo di invecchiamento; una condizione di stress; un deficit cognitivo lieve; la demenza e l’Alzheimer; la depressione (detta, in questo caso, anche “pseudodemenza”); traumi (incidenti, arresto cardiaco), ferite alla testa e attacchi epilettici; tumori al cervello e chemioterapia; ictus e ischemie; carenze nutrizionali (in particolare del gruppo vitaminico B); l’insonnia; un’intossicazione da alcol, droghe, sostanze velenose e farmaci. Escludendo le cause più gravi come Alzheimer, forme di demenza ormai in fase avanzata, oppure traumi e tumori al cervello, per le forme più lievi di perdite di memoria dovuti a periodi transitori di depressione, insonnia o carenze vitaminiche, si può intervenire anche con terapie non farmacologiche attraverso la stimolazione cognitiva. Si tratta di interventi mirati ad incrementare il benessere e l’autonomia dell’anziano affetto da demenza, con lo scopo di riattivare/stimolare le sue competenze residue e rallentare la perdita funzionale delle abilità cognitive. La stimolazione cognitiva e la partecipazione in gruppo fornisce i risultati migliori in termini di miglioramento del rendimento cognitivo globale e riduce la percezione soggettiva del deficit, comportando altre benefiche ripercussioni su altri aspetti della vita relazionale, quali per esempio la solitudine.

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