
L’invecchiamento è stato spesso considerato solo come un periodo di vita legato al declino della funzionalità del corpo, a deficit cognitivi, malattie e decadimento delle funzioni neuropsicologiche senza considerare l’altro risvolto della medaglia riguardante la valorizzazione degli aspetti positivi dell’avanzare dell’età, cioè promuovere l’invecchiamento di successo; secondo questa prospettiva, si punta a sottolineare la componente attiva degli anziani per ottimizzare le opportunità di salute, di partecipazione alla vita sociale in ogni sua fase della vita. Tutto ciò si estrinseca in maniera evidente quando un anziano viene ricoverato in una Residenza assistenziale affrontando così una nuova importante fase della sua vita. In questo contesto il personale socio sanitario, l’educatore ed il personale assistenziale si impegnano con una precisa progettualità per poter integrare pienamente la nuova o il nuovo paziente all’interno del gruppo di ospiti. La capacità di comprendere e riconoscere lo stato mentale dell’altro (cosa stia pensando o provando l’altro e perché, sulle basi degli elementi a disposizione) e le situazioni sociali, dagli studi è emerso che l’anziano faccia fatica a capire quale possa essere il punto di vista dell’altra persona; questo potrebbe comportare delle ripercussioni negative sulle relazioni interpersonali, diventando terreno fertile per discussioni ed incomprensioni (Lecce et al., 2010). Alla luce di ciò, possiamo comprendere che l’invecchiamento risulta essere un processo multidimensionale, caratterizzato da un inevitabile progredire dell’età che comporta un cambiamento a livello bio-psico-sociale e con una maggiore vulnerabilità a malattie e demenze (entrando così nel campo della neuropsicologia, un ramo della psicologia che si occupa di valutazione e trattamento riabilitativo delle funzioni cognitive implicate e deficitarie) ma anche da un benessere psicologico, possibile grazie al riconoscimento e potenziamento delle risorse personali disponibili nell’anziano, concepito come parte attiva di questo processo (De Beni, 2009). Baltes (1990) descrive l’invecchiamento di successo caratterizzato da vitalità personale, resistenza, elasticità, autonomia e autocontrollo (cioè sapendo individuare e avvalendosi della riserva potenziale personale nella quotidianità), nonché come un processo di adattamento che compensa il declino cognitivo relativo all’età che avanza, utilizzando la riserva cognitiva a disposizione. Su questo aspetto bisogna quindi lavorare facendo sentire l’anziano ancora protagonista della sua vita, anche se su una sedia a rotelle ed una Rsa che è l’ultimo tratto della sua esistenza.