Invecchiare bene e la scala della longevità

A livello biologico, l’invecchiamento è un processo non volontario che opera in modo cumulativo con il passare del tempo comportando modificazioni a livello cellulare. Tuttavia, studi recenti hanno mostrato che una vita sociale, emotiva e fisica attiva può promuovere la longevità. L’ American Psychology Association (APA) ha pubblicato un documento per promuovere la longevità e il vivere bene (tradotto da Schulz e Salthouse, 1999): «Quanto a lungo vivrai?». I dati sono stati pubblicati in una recente ricerca dell’Università di Milano-Bicocca. Se sei nato nel 1970 la tua aspettativa di vita base è di 67 anni se sei maschio e di 75 se sei femmina. Per chi è nato nel 1980 l’aspettativa di vita è di 72 anni per l’uomo e 77 per la donna; nel 1990 72 anni nell’uomo e 79 per la donna e nel 1995  73 anni per l’uomo e 79 per la donna. Ci sono dati interessanti se rapportati allo stato fisico ed alle condizioni di salute. Per esempio sempre secondo questa scala di longevità va tolto 1 anno per ogni 4,5 kg di sovrappeso, 2 anni per ogni centimetro della misura della tua circonferenza vita che eccede quella del tuo petto. Se hai sopra i 40 anni e non sei sovrappeso aggiungi 3 anni. Se fai esercizio fisico regolare e moderato (ad esempio correre 3 volte alla settimana) aggiungi 3 anni. Se invece il tuo esercizio è regolare e vigoroso, aggiungi 5 anni. Se il tuo lavoro è sedentario togli 3 anni. Se invece è attivo aggiungi 3 anni. Vari approcci permettono di studiare l’invecchiamento, focalizzato su persona individuale; gruppo sociale; comportamento; ambiente; aspetti biologici. L’approccio psicoanalitico (Freud, 1936) inserisce in primo piano la personalità, soprattutto mettendo in luce come conflitti emotivi e processi inconsci caratterizzino le maggiori transizioni nel ciclo di vita (ad es., diventare genitori, la morte di una persona cara, ecc.) La teoria della personalità nell’invecchiamento (Neugarten, 1968) pone invece l’accento sul concetto di adattamento. Attraverso l’adattamento infatti è possibile superare gli eventi difficili della vita (ad esempio la morte del coniuge). Non è nostra intenzione indicare quale delle due teorie oggi abbia maggior peso nel trattare le problematiche dei pazienti anziani.  Di notevole rilevanza certamente è la complementarietà nel considerare l’utilità di tali aspetti. Tuttavia merita una sottolineatura il paradigma dell’adattamento. Come in ogni situazione della vita una donna o un uomo che dimostrano maggior spirito di adattamento nell’affrontare varie situazioni sia nel mondo del lavoro, che nella sfera privata hanno la possibilità di vivere meglio ed anche più a lungo.

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