Leggere anche il linguaggio del corpo dei pazienti per intercettare il loro disagio

L’anzianità comporta l’inizio di una corsa rivolta all’indietro: se l’adolescenza viene considerata lo stadio dell’evoluzione fisica, della scoperta, dell’acquisizione, della proiezione e della costruzione del futuro, l’ultima fase della vita comporta i processi totalmente inversi, proiettando l’individuo verso un progressivo impoverimento caratterizzato da vissuti di isolamento sociale, deterioramento fisico e cognitivo, esclusione dalla realtà produttiva, che possono rivelarsi fattori di disagio, dove non ci sia anche una patologia. «Il passaggio alla vecchiaia risulta più graduale che in passato, soprattutto a causa dell’aumento della durata media della vita, del prolungamento dell’età lavorativa e della modifica della scala di età collettiva, notevolmente spostata in avanti. Proprio questa progressione del limite dell’anzianità e del suo insorgere specifico ne determina l’arrivo quasi improvviso» (fonte.humantrainer.com). Ne siamo pressoché colti alla sprovvista. Avvisati, più che da un cambiamento reale delle abitudini, dalle modifiche biologiche correlate alle stessa. Sintomi di decadenza progressiva e inarrestabile di cui la gerontologia ci offre variegata testimonianza. Si riscontra un sostanziale scadimento cognitivo: l’attenzione perde la propria competenza selettiva e la capacità di focalizzarsi a lungo su un oggetto; anche il ragionamento astratto e percettivo. La teoria delle selettività socio-emotiva (Carstensen, 1995) sostiene che ciascuna età della vita sia caratterizzata da una serie di priorità a loro volta condizionate da fattori socio-ambientali e individuali. Se durante la giovinezza l’urgenza primaria è rivolta costantemente alla proiezione del sé nel futuro, durante l’età della senescenza gli investimenti sono orientati principalmente al presente: così, se la personalità del giovane è centrifuga, perché proiettata in avanti, la personalità dell’anziano è centripeta, in quanto rivolta prevalentemente ad una dimensione interiore, con tutto il carico di ricordi, esperienze e sentimenti che la caratterizza subiscono notevoli rallentamenti; si verifica una compromissione della capacità di memoria, collegata alla perdita di elasticità della corteccia cerebrale. Questo innesca meccanismi che vanno a rallentare la funzionalità della memoria di lavoro e della memoria in previsione futura, nelle quali l’anziano manifesta scompensi. Il contesto viene peggiorato anche da una minore capacità di lettura e di comunicazione delle emozioni, tipica dell’età senile (Barucci, 1990), cui consegue un utilizzo del corpo come mezzo espressivo del disagio. Di conseguenza chi come noi opera all’interno di una Rsa deve imparare anche a “leggere” i messaggi non verbali che i pazienti anziani ci indicano con le espressioni del viso e le movenze corporee di mani, braccia e gambe e piedi.

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