Depressione senile in aumento. Come programmare il tempo dei pazienti per limitare questo rischio

Da uno studio condotto dalla psichiatra Gaia Guggeri emerge che In Italia, i soggetti over 65 rappresenteranno, nel 2065, circa il 33% della popolazione totale, con l’incremento esponenziale delle patologie età-correlate, quali demenza, malattie cardiovascolari, tumori e depressione. Nel 2020 la numerosità dei casi di depressione è stata seconda solo alle patologie cardiovascolari. Tuttavia spesso è difficile porre una diagnosi di depressione nel paziente anziano poiché i sintomi si presentano in una dimensione sotto-soglia e non si è ancora sviluppata una sensibilità clinico-psichiatrica del disturbo depressivo nelle fasce di età più avanzate che esca dallo stereotipo della flessione timica legata al concetto di “fine vita”. Spesso è proprio il caregiver, solitamente il coniuge o un figlio a volte egli stesso over 60, che richiede aiuto trovandosi solo e in grave difficoltà nella gestione dell’anziano, mettendo a volte in luce relazioni disfunzionali precedenti il processo di invecchiamento e per lungo tempo sopite. La prevalenza della depressione maggiore negli anziani varia tra il 2% ed il 4% nei soggetti viventi in comunità, e il 12% tra i pazienti ricoverati in reparti ospedalieri, ed il 16% tra i pazienti geriatrici residenti in Rsa. La depressione in età senile è associata a un aumento del rischio di malattie cerebrovascolari e, con maggiore probabilità rispetto alla depressione che insorge nei giovani, è associata a importanti disturbi della sfera cognitiva. La depressione causa anche in questa fascia d’età una compromissione funzionale significativa sul piano fisico, familiare, sociale ed un’alterazione della percezione della propria salute; è associata più frequentemente a dolore fisico e costringe i pazienti più spesso a restare a letto a causa del malessere rispetto a malattie come l’ipertensione, il diabete, l’artrite e le pneumopatie croniche che pure sono frequenti in questa epoca della vita. i disturbi depressivi dell’anziano includono il disturbo depressivo maggiore (depressione maggiore – DM), il disturbo depressivo persistente (distimia), il disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci, il disturbo depressivo dovuto a un’altra condizione medica, il disturbo depressivo altrimenti specificato, il disturbo depressivo senza specificazione. La persona anziana più di altri si rende conto che il tempo a sua disposizione non è infinito, e così andrebbe aiutata a modificare le priorità e cercare di dare un significato al presente, attraverso attività cognitive e sociali che obblighino a ritornare attivi, a tenere la mente impegnata, a seguire attività creative, a svolgere regolare attività fisica. Sostanzialmente sono tutte offerte che i pazienti anziani trovano nella nostra Rsa. Tutto ciò può certamente aiutare l’anziano a sentirsi utile e certamente a vivere meglio. Gli anziani, così come i giovani vanno aiutati a riappropriarsi di una sana socializzazione. È la mancanza di relazioni generative, la paura e lo stress che amplificano lo spettro della solitudine, aumentando vissuti di abbandono, paura di ammalarsi e di perdere il controllo sulla propria vita.

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