
L’invecchiamento è un processo che conduce alla senilità, ma l’essere anziani e il sentirsi anziani sono due fenomeni molto diversi tra loro: una persona può sentirsi ancora giovane pur avendo un’età molto avanzata; viceversa un giovane adulto può facilmente sentirsi più vecchio dell’età che ha. Eventi interni quanto esterni portano ad una spaccatura tra esperienza psichica percettiva e biologico-anagrafica (De Beni, 2009). In una visione più complessa e psicologica è possibile pensare alla vecchiaia come crescita di potenzialità e funzionalità adattive (Fonte, Schroots, 1988), che giustificano cambiamenti di personalità sani e funzionali. I cambiamenti funzionali della terza età, infatti, seppur apparentemente tendenti ad una posizione di ritiro e disimpegno sociale, vanno di pari passo con l’acquisizione di nuovi ruoli più incentrati sull’intimità, sulla narrazione storica, sul ruolo di “saggio”, osservatore esterno della vita con un “distacco partecipe” (Callieri, 2008). Un punto centrale nello studio dello sviluppo sano e patologico della personalità in terza età è definire chi sia l’anziano, quando inizi ad invecchiare e come si possa identificare un cambiamento della personalità rispetto ai cambiamenti fisici e biologici specifici dell’età. Con il concetto di “terza età” si può intendere un periodo della vita molto variabile e ampio, all’interno del quale si assiste a un processo graduale di invecchiamento, la cui fase finale è la vera e propria vecchiaia. L’esperienza della percezione soggettiva di vecchiaia si discosta dall’età anagrafica. Talvolta nell’anziano c’è una riattivazione di sintomi post traumatici, apparentemente scomparsi durante la vita (Malatesta, 2007; Kluft, 2008). Allo stesso tempo possono mantenersi stabili delle forme dissociative che non sono state del tutto sanate ma andamento cronico per tutta la vita. Specificatamente si parla di disturbo di identità multipla. Nei pazienti anziani tale disturbo si esprime in modo diverso: ad esempio emerge solo un alter ego o la sindrome si trasforma in sintomi psicotici di tipo delirante o allucinatorio. Questo è dovuto al fatto che con l’età o con il decadimento cognitivo la capacità di controllare questi alter ego può ridursi fino a viverli come voci interne di natura psicotica. I pazienti anziani con anamnesi psichiatriche di questo tipo presentano spesso nell’invecchiamento depressione, voci interne, in assenza di condizione cronica di psicosi. Come rapportarsi ad un paziente anziano che è affetto da psicosi croniche. Presupponendo che alla base ci sia una adeguata terapia farmacologica, l’intervento socio assistenziale ed educativo deve sempre essere mirato ad entrare in empatia con il paziente il quale deve percepire le operatrici/operatori non come ostacoli al suo benessere, bensì come risorse per essere maggiormente serena/o.