
L’invecchiamento è una fase inevitabile della vita di ognuno, ma è importante sottolineare che non per questo la vecchiaia deve essere vista come un declino, ma come una fase che ci cambia l’esistenza grazie a nuove progettazioni. «Nella nostra società moderna si sviluppano spesso riflessioni contro un diffuso modo di pensare in base al quale, in questo specifico periodo di vita, l’individuo non viene considerato più capace di apprendere e l’esperienza che ha maturato negli anni viene accantonata, non considerata invece come un valore arricchente e formativo per le nuove generazioni» (Anna Cecchetto psicologa). A causa dell’aumentare del numero di anziani e del numero di anni in cui si vivono da anziani, la vecchiaia è diventata una questione sociale. Su di essa sono state spese molte parole, identificandola con una pluralità di denominazioni: anzianità, terza e quarta età, di nonni, di senilità, di tarda età adulta o di età adulta avanzata. La molteplicità di espressioni utilizzate per definire questa fase della vita è indice di quanto sia complesso giungere a una sua definizione univoca. Mentre la fine è chiaramente indicata con la morte, ciò che risulta essere ancora più complicato è identificare il momento in cui essa ha inizio, in quanto è segnato da una serie di eventi esterni o avvenimenti della storia individuale. Nemmeno il pensionamento può essere preso come indicatore di riferimento per decretare l’inizio del declino fisico, psicologico e sociale dell’individuo, in quanto nella società odierna, un individuo che ha sessant’anni può essere ancora al massimo delle sue prestazioni cognitive e lavorative. Parlando poi dell’invecchiamento biologico, va detto che è caratterizzato da modificazioni organiche negative, con forte componente genetica, ma di fatto non può essere definibile né lineare né generalizzabile. A queste alterazioni a livello organico, si aggiungono, infatti, fattori ambientali che risultano difficili da prevedere, ma che sono connessi ad esse, in quanto il loro effetto viene evidenziato da una sensibilità maggiore dell’organismo a malattie cardiocircolatorie, patologie cerebrali e infezioni. Di conseguenza, si è riscontrata una difficoltà a distinguere i processi di invecchiamento ordinari da quelli degenerativi. Fondamentale, e lo abbiamo sottolineato spesso, è intercettare il disagio del paziente anziano, non sottovalutando segnali fondamentali che portano poi verso l’isolamento ed, in seconda battuta, alla depressione. Bisogna instillare nel paziente anziano la consapevolezza che è una miniera di esperienza e porta con sé un bagaglio culturale che può essere di grande utilità per sé e per tutti.