
La depressione nel paziente anziano è strettamente legata alla solitudine ed all’isolamento sociale. Sono aspetti collegati tra loro. Nello sviluppo della depressione in età senile la solitudine e la mancanza di un supporto sociale adeguato giocano un ruolo fondamentale. Lo evidenzia anche uno studio dell’Università della Calabria (Santaera P., Severdio R., Costabile A., 2017) riportato da un approfondimento dei sanitari dell’Ospedale “Maria Luigia” (Parma). «La mancanza di un adeguato supporto sociale alimenta negli anziani la sensazione di solitudine aumentando così il rischio di sviluppare un disturbo depressivo. Lo studio “Anziani e depressione: il ruolo della solitudine” è stato pubblicato sulla rivista “Psicogeriatria” dell’AIP, nel 3° numero del 2017». La depressione nell’anziano, detta anche depressione senile, è un fenomeno in crescita che colpisce un numero sempre maggiore di utenti. Una delle variabili più strettamente correlate allo sviluppo di depressione nella terza e quarta età è la solitudine. Solitudine che può essere reale (quando gli anziani che vivono da soli) oppure percepita (legata quindi alla mancanza di relazioni significative). Questo ultimo aspetto è quello che possiamo incontrare come team sanitario all’interno della nostra Rsa. Qualcuno diceva che «ci si può sentire soli anche all’interno di un affollatissimo stadio di calcio», per cui il nostro impegno come educatori, operatori socio assistenziali, personale sanitario, è quello di creare una progettualità che vada ad intercettare (cercando di prevenirlo) il rischio di isolamento sociale. L’isolamento sociale può essere determinato da vari fattori: 1) il paziente è in condizioni di forte decadimento cognitivo e quindi non riesce ad interagire con il resto del gruppo 2) il paziente per motivi legati al suo modo di essere (situazioni caratteriali, ideologia, modi di presentarsi, linguaggio) viene discriminato dal resto del gruppo che si è omologato ad una routine consolidata e vive questo soggetto come elemento di disturbo 3) è il paziente stesso per alcuni suoi vissuti dolorosi che tende ad isolarsi volontariamente dal gruppo. Come gestire tali situazioni? Per i casi in cui il livello cognitivo del paziente appare definitivamente compromesso, mai dimenticarsi che quella persona ha una coscienza profonda che percepisce la vicinanza (o meno) di chi si preoccupa per lei/lui. Per il resto l’approccio va fatto in maniera gentile ed in punta di piedi in modo tale da saper trovare con molta pazienza la “chiave” per aprire e conquistare la porta della fiducia del paziente e poterlo così coinvolgere nelle dinamiche interpersonali e di gruppo.