
Anche i fattori somatici hanno una ripercussione sull’invecchiamento mentale, tanto negli aspetti cognitivi quanto in quelli psicologici. Ad esempio il ruolo dell’indebolimento degli organi sensoriali, così frequente nella terza età, è rilevante nel contribuire all’invecchiamento mentale tramite il deficit di stimolazione. I deficit della funzione visiva hanno indubbie ripercussioni dirette sulla vita psichica: si pensi agli anziani che non possono più leggere il giornale o guardare la televisione. Ancor più importanti sono i difetti uditivi, sia per la loro frequenza sia per le conseguenze psicologiche: producono imbarazzo, vergogna, frustrazioni, ma anche atteggiamento sospetto, ostilità ed impazienza da parte degli altri. Anche i difetti motori, così frequenti per molte patologie negli anziani, diminuiscono l’autonomia del soggetto, la sua disponibilità esplorativa, la sua probabilità di rapporti interpersonali e di situazioni nuove. Infine vanno considerati i problemi somatici, vissuti dai soggetti come umilianti e vergognosi, e gli handicap estetici, desocializzanti perché inducono al ritiro o perché possono obiettivamente ridurre il gradimento da parte degli altri. I rapporti interpersonali, inoltre, possono essere difficili anche perché l’anziano tende a trascurare la pulizia personale, l’aspetto esteriore, l’abbigliamento, a causa di una diminuita motivazione alla ricerca di un’immagine personale attraente o di un deficit motorio e sensoriale, come ad esempio il non veder bene le macchie del vestito o il non avvertire il cattivo odore del proprio corpo o la rinuncia al bagno per paura di scivolare o alle abluzioni per paura di prender freddo. L’esame dei fattori che possono causare deficit di stimolazione direttamente o tramite l’isolamento è importante non solo per una più corretta interpretazione delle modalità d’invecchiamento mentale, ma anche nella routine quotidiana, per un’opera di prevenzione e per una loro puntuale correzione. «È certo che i fattori di personalità svolgono un ruolo rilevante nel condizionare le modalità d’invecchiamento mentale. Sul piano clinico si può ipotizzare che soggetti con componenti nevrotiche di tipo astenico e depressivo più facilmente, nella vecchiaia, saranno predisposti ad una progressiva chiusura in sé stessi, ad un impoverimento esistenziale e quindi anche ad un maggiore decadimento intellettivo» (Fonte Depressione ed invecchiamento di Salvatore Di Salvo). Si scrive molto, in tema di psicologia della vecchiaia, sul problema dell’adattamento e del disadattamento. Adattarsi significa trovare i modi più opportuni alla sopravvivenza e il successo della specie umana è dovuto proprio a tale capacità. In tutto questo aspetto entra in gioco un discorso di “educazione all’invecchiamento” vale a dire aiutare il paziente anziano, soprattutto presente all’interno di una realtà come quella di una Rsa ad accettare i cambiamenti a livello sia fisico e cognitivo come normali conseguenze dell’avanzamento dell’età e nel contempo a continuare a coltivare interessi per sentirsi “vivo” e partecipe alla realtà quotidiana in maniera sempre attiva.