
Le fissazioni negli anziani possono nascere o aggravarsi con il passare degli anni ed il progressivo deterioramento cognitivo, dovuto proprio all’invecchiamento del corpo. In alcuni casi la situazione peggiora poiché già presente un nucleo di DOC (disturbo ossessivo compulsivo), in altri casi invece la fisima nasce di punto in bianco, in seguito ad una difficoltà di ragionamento. Vediamo come gestirle nei soggetti in età senile per affrontarle al meglio, aiutando l’anziano a vivere nel modo più sereno possibile. Spesso si tende a confondere la fissazione con il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) e viceversa, ma sono due disturbi diversi. «Nel caso delle DOC il soggetto affetto avverte una vera e propria necessità incombente ed imprescindibile di eseguire quell’azione che va assolutamente assecondata senza sé e senza ma. Le fissazioni invece sono più come un’abitudine, una mania dell’anziano che non causa l’esigenza opprimente di risponde ai pensieri fatti, ma semplicemente di attuare quell’azione per essere più tranquilli e sereni. Infatti le ossessioni compulsive condizionano la giornata in tutte le azioni, tanto da far passare in secondo piano famiglia, relazioni e attività semplici» (Fonte Valeria Lavarone rivista Life). Le manie invece non giungono fino a questo punto, non invalidando del tutto la vita dell’anziano. Le fissazioni mentali sono spesso uno dei sintomi della demenza senile, a volte accompagnati anche da illusioni sensoriali, ovvero le allucinazioni. La demenza senile a corpi di Lewy è nella maggior parte dei casi la causa delle fissazioni mentali negli anziani. I soggetti affetti da fisime pensano di essere perseguitati oppure sono sicuri di essere stati derubati da chi li circonda. Il disturbo mentale non permette più di riconoscere il processo causa-effetto e hanno difficoltà con le connessioni. Infatti tendono ad inserire le loro esperienze negative in un contesto per loro logico, in particolare se affetti anche da allucinazioni. Contraddirli non porta a risoluzione, anzi convincerli o provare a spiegare che la situazione raccontata non è reale ma frutto dell’immaginazione più solo peggiorare la fissazione. È necessario un approccio empatico con un intervento sul paziente tranquillizzante, con tono di voce basso che possa risultare rassicurante.