E’ possibile invecchiare bene ottimizzando le risorse positive presenti nell’anziano

 

È possibile invecchiare bene individuando e utilizzando in modo flessibile il potenziale personale costituito dalle riserve cognitive, emotive, fisiche, personali e di relazione nelle molteplici circostanze della quotidianità. Molto importante è il ruolo attivo che ogni individuo ha nella costruzione del proprio sviluppo e del proprio invecchiamento. Assolutamente di rilievo risulta la massimizzazione dell’interazione tra le opportunità che portano a un esito positivo, e la minimizzazione degli esiti negativi incontrati nel corso della vita.  Il modello di riferimento qualitativo è quello tale per cui l’invecchiamento di successo non può essere scisso dal benessere. Importante da questo punto di vista è la valutazione personale relativa alla percezione che si ha del proprio vissuto e del proprio sviluppo come elementi essenziali per un invecchiamento di successo. Un punto imprescindibile è lo sviluppo della creatività. Attualmente, la teoria più accreditata e quella che sembra spiegare meglio la complessità del fenomeno dell’invecchiamento è quella della selezione, ottimizzazione e compensazione elaborata da Paul Baltes. Secondo Baltes l’invecchiamento è un processo più complesso e differenziato di quanto comunemente si creda: non è un fenomeno omogeneo né all’interno della vita di un individuo, né tra persone della stessa età, anche appartenenti allo stesso contesto sociale. Baltes compone la sua teoria sulle condizioni psicologiche necessarie ad una cultura positiva della vecchiaia attraverso sette postulati che sono i risultati della più recente ricerca sull’invecchiamento. 1) Il corso dell’invecchiamento è eterogeneo, cioè non è uguale per tutti e nemmeno uniforme all’interno della vita individuale.  2) L’invecchiamento normale è diverso da quello patologico.  3) Nell’invecchiamento molte capacità sono di riserva e possono essere sviluppate: è noto ad esempio che una persona anziana ha accumulato una lunga esperienza di vita, che si esprime ad esempio in una maggiore esperienza professionale nell’ambito lavorativo e in una complessiva saggezza nelle relazioni umane. 4) Con l’età i meccanismi fluidi della mente mostrano decadimento, ma sono potenziate le abilità cristallizzate. 5) Conoscenza e pratica cognitiva arricchiscono la mente anziana e possono compensare le perdite: è dimostrato ad esempio che la pratica di giochi enigmistici e matematici, l’utilizzo del computer lo studio delle lingue straniere sono estremamente efficaci per ridurre il decadimento cognitivo dell’anziano. 6) La bilancia tra guadagni e perdite con gli anni diventa meno positiva o decisamente negativa: purtroppo questo principio si riferisce a tutto il ciclo dello sviluppo umano. 7) Il Sé nell’invecchiamento costituisce il nucleo psichico più forte e più stabile al quale aggrapparsi per garantirsi l’integrità: l’autostima, il senso del proprio valore e della propria identità, se non subentrano patologie degenerative come la demenza, rimangono stabili nella vecchiaia e aiutano la persona a superare le numerose perdite a cui deve far fronte.

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