La fragilità negli anziani

Molte persone anziane vivono la condizione di “Fragilità” la cui prevalenza aumenta con l’età. La fragilità varia in gravità e può essere ridotta affrontando le carenze nutrizionali o migliorando la forza e l’equilibrio. «Essere “fragile” significa essere più a rischio di un esito negativo dopo un piccolo cambiamento nelle condizioni di salute o di vita. È quindi importante che il personale sanitario e di assistenza riconosca questa condizione. La fragilità è uno stato di salute distintivo legato al processo di invecchiamento in cui più sistemi e organi, perdono gradualmente le riserve incorporate. Circa il 10% delle persone di età superiore ai 65 anni presenta fragilità, mentre dopo gli 85 anni si passa da un 25% a un 50% di persone fragili» (Fonte Cerchidicura.it).  Le persone anziane che vivono con fragilità sono a rischio di esiti avversi come cambiamenti drammatici nel loro benessere fisico e mentale dopo un evento apparentemente piccolo che mette alla prova la loro salute, come un’infezione o la necessità di assumere nuovi farmaci. È importante comprendere la differenza tra fragilità, condizioni a lungo termine e disabilità. Molte persone con molteplici malattie croniche (la cosiddetta multi-morbilità) avranno anche fragilità che possono essere mascherate quando l’attenzione è focalizzata su altre condizioni a lungo termine basate sulla malattia.  Allo stesso modo, alcune persone la cui unica condizione a lungo termine è la fragilità possono essere bassi consumatori di risorse sanitarie. Ci possono essere sovrapposizioni tra gli approcci gestionali per le persone con diverse patologie e quelle con fragilità, ma queste condizioni non sono identiche. Ci può essere una sovrapposizione anche tra fragilità e disabilità fisica: molte persone con fragilità hanno anche disabilità, ma molte persone con disabilità a lungo termine non hanno fragilità. La fragilità può essere la causa della disabilità in alcuni pazienti e la conseguenza in altri. Per una persona anziana, vivere con fragilità può significare vivere con varie “perdite” ed è facile, come professionista, essere coinvolti inavvertitamente con la perdita di controllo sulla vita di tutti i giorni che risulta da un ampio pacchetto di cure, dall’isolamento sociale o dal rapido oscillamento nello stato mentale che a volte accompagna la fragilità. «È importante ricordare tuttavia che la fragilità varia in gravità (gli individui non devono essere etichettati come fragili o non fragili ma sono semplicemente persone che hanno fragilità). Lo stato di fragilità di un individuo non è statico; può essere migliorato e peggiorato. La fragilità non è una parte inevitabile dell’invecchiamento; è una condizione a lungo termine nello stesso senso in cui lo sono il diabete o la malattia di Alzheimer».(Fonte Cerchidicura.it).  Da questo punto di vista è molto importante che chi lavora a contatto con pazienti anziani e che nella maggioranza dei casi presentano tratti di fragilità, abbiano un approccio mirato alla comprensione delle loro problematiche. Avere la mente sgombra di preconcetti che umanamente a volte possono condizionare la nostra capacità di giudizio è senz’altro un aspetto imprescindibile che dobbiamo sempre tenere in forte considerazione.

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