Cosa vuol dire invecchiare

Quotidianamente nella nostra Rsa abbiamo a che fare con il processo di invecchiamento dei nostri pazienti. Ma cos’è davvero il processo di l’invecchiamento? Gli esperti che si occupano di psicologia dell’invecchiamento indicano che può essere definito come «processo, o insieme di processi, che hanno luogo in un organismo vivente e che col passare del tempo ne diminuiscono le probabilità di sopravvivenza» (Fonte Psicologia dell’invecchiamento). Invecchiare deve essere distinto dalla malattia. Invecchiare porta con sé cambiamenti universali e non reversibili, ma non è necessariamente invalidante; la malattia può essere curata, alleviata o ritardata nel suo insorgere, colpisce solo una parte della popolazione, ma è invalidante. A livello biologico l’invecchiamento è un processo non volontario. Si indica come età biologica: indicatore dinamico dello stato di salute e di funzionamento dell’organismo; Età psicologica può definirsi come l’età soggettiva che ognuno sente di avere e che viene determinata dalle risposte date alle richieste dell’ambiente. Età sociale è determinata dalla posizione sociale raggiunta ad una data età rispetto all’età media, per la quale suddetta posizione si raggiunge e l’età funzionale fa riferimento alle competenze che la persona mostra di avere mentre svolge specifici compiti. Alcune persone adulte possono apparire molto più giovani rispetto alla loro età cronologica, causando una sorta di non corrispondenza tra età dimostrata ed età cronologica effettiva. All’interno dell’età anziana, come abbiamo avuto modo di evidenziare in diverse occasioni oggi si parla di una terza età, dai 65 ai 74 anni, e una quarta età, dai 75 anni in su. Attualmente si possono distinguere: giovani-anziani, persone con un’età compresa tra i 64 e i 74 anni; anziani, tra i 75 e gli 85 anni; grandi vecchi, dagli 85 ai 99 anni e centenari. L’avanzare dell’età comporta cambiamenti anche nella sfera cognitiva. Multdimensionalità e multidirezionalità dell’invecchiamento si riscontrano anche a livello del cervello dove solo alcune aree appaiono maggiormente sensibili all’ avanzare dell’età. Nell’invecchiamento si assiste ad una sorta di riorganizzazione funzionale che permette all’anziano di mantenere adeguati i livelli di prestazione nonostante il declino biologico. Oltre al dato percepito della salute fisica, ci sono anche una vecchiaia percepita e una vecchiaia attribuita. La vecchiaia quindi inizia anche quando un individuo si sente, si percepisce vecchio, sulla base delle proprie caratteristiche di personalità, ma anche in relazione al contesto in cui vive. Ancora una volta l’età anagrafica gioca un ruolo secondario nel sostenere la percezione soggettiva nel sentirsi vecchi o vecchie. Dal punto di vista soggettivo la vecchiaia può anche essere negata. Tuttavia non si tratta di una negazione in senso assoluto, tant’è vero che le persone che non si sentono vecchie non hanno difficoltà a riconoscere vecchie altre persone della loro stessa età o addirittura più giovani.

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