
Nella nostra Rsa si applica la musicoterapia. L’educatore professionale Mauro Depaoli (nella foto) due volte la settimana propone al gruppo di anziani un vasto repertorio musicale che cerchi in qualche modo di intercettare il piacere di ascoltare la musica come terapia per il raggiungimento di un buon tono dell’umore. La musicoterapia non deve essere considerata come un concerto in cui il musicista suona e canta e la platea ascolta a volte partecipando, a volte passivamente, bensì è uno scambio di sensazioni ed emozioni tra chi conduce l’esperienza (per l’appunto l’educatore) ed il gruppo dei pazienti. La musica offre la possibilità di comunicare attraverso un codice alternativo rispetto a quelli abituali. Tale codice risente in genere in minor misura, rispetto a quello verbale, degli effetti del deterioramento mentale, permette un più diretto accesso alle risorse espressive dell’individuo e un più facile coinvolgimento emotivo, in parziale indipendenza dal livello intellettivo e culturale del soggetto (Antonietti, Andreoni & Trecate, 1990; Antonietti e Stramba-Badiale, 1987). Gli specifici problemi dell’anziano sollecitano a piegare la musica in nuove direzioni, a esplorarne nuove possibilità e a ideare differenti tecniche per coinvolgere in attività a base sonora persone con ridotta capacità percettiva e con minor disponibilità, rispetto ai bambini, al coinvolgimento ludico e all’elaborazione fantastica. In questo senso, gli interventi musicali a favore dell’anziano vivono tuttora una fase sperimentale in cui si cerca di definire con maggior precisione obiettivi e tecniche specifici. Ciò che è assodato è che assecondare i gusti musicali dei nostri pazienti proponendo loro canzoni ed atmosfere che hanno caratterizzato i momenti più belli della loro vita. Le proposte di impiegare la musica per perseguire obiettivi di ordine preventive e terapeutico hanno una lunga storia, ma soltanto recentemente è stato adottato un approccio scientifico volto a valutare gli effettivi benefici che derivano dal coinvolgimento in attività di tipo musicale (Horden, 2000; Schmidt-Peters, 2000; Wigram, Saperstone & West, 1995). In realtà la gamma di obiettivi, di assunti teorici e di metodologie di intervento in questo settore è molto ampia, così come quella dei destinatari (Antonietti, 2009). Anche solo limitandosi alle applicazioni indirizzate alla popolazione anziana, si va dalle proposte messe a punto per far fronte a problemi del linguaggio, a quelle volte a recuperare la funzionalità motoria o il controllo delle emozioni e del comportamento a quelle finalizzate al potenziamento, mantenimento o riabilitazione dei processi cognitivi (Aldridge, 2005; Paul & Ramsey, 2000). Sovente questi tipi di intervento sono fatti rientrare in quella che è chiamata “musicoterapia”. Con il termine “musicoterapia” si indica un insieme di conoscenze e di pratiche fondate sull’idea che l’esperienza con il suono e con la musica, se opportunamente guidata, possa essere proposta a persone di ogni età con fini preventivi e curativi. Le attività di tipo musico terapeutico vengono rivolte a varie forme di sofferenza fisica e mentale in quanto si avvalgono – con accento diverso a seconda delle varie scuole – degli aspetti motori, gestuali, intellettivi, affettivi, espressivi e relazionali del linguaggio musicale (Fonte Antonietti & Colombo, 2010). In particolare, poiché il suono attiva canali sensoriali specifici, di esso ci si può avvalere per riabilitare alcune capacità percettive compromesse o svilupparne altre di vicarianza. La possibilità di associare alla musica l’espressione corporea e il movimento ha indotto a utilizzare il suono come uno strumento per la riabilitazione di deficit motori di vario tipo e origine e a prospettare collaborazioni tra musicoterapia e fisioterapia. Il fatto che la musica sia un linguaggio non basato sulla parola ha invece favorito la sua applicazione nella rieducazione di soggetti con difficoltà legate all’espressione verbale. Poiché la musica è anche attività di pensiero, essa è parsa mezzo idoneo anche alla stimolazione di processi intellettivi e al recupero di deficit cognitivi. Gli aspetti sociali legati alla fruizione e all’esecuzione della musica sono accentuati negli interventi volti a stimolare la dimensione relazionale, oltre che quella motivazionale (per una bibliografia completa si veda Lorenzetti e Antonietti, 1986).