Come comunicare in maniera efficace con gli anziani

Come si ottiene un buon risultato nella comunicazione con un anziano, magari affetto da ipoacusia (sordità), con un principio di demenza o con decadimento cognitivo già conclamato? Partiamo dalle basi e l’ambiente circostante certamente influisce in maniera preponderante. L’udito man mano che progredisce l’età va calando e questo non è un mistero, quindi siamo sicuri che siamo stati sentiti? «Abbiamo un qualcosa da dire di importante? Assicuriamoci che non ci siano troppi elementi interferenti nell’ambiente circostante» (Fonte Geriatriko.com). Niente Tv accesa, musica di sottofondo, bisogna ridurre le distanze eccessive fra i due interlocutori. Queste piccoli escamotage tolgono spesso da una situazione spinosa. Dal canto nostro il messaggio arriva con maggior facilità al nostro paziente ed allo stesso tempo risparmia all’altro la pena di dire “non ho capito” o ancor peggio dirci di aver sentito mentre invece non era vero. Intanto bisogna aver costruito nel tempo una serie di interazioni con l’anziano che gli hanno permesso di sentirsi libero di dire “non ho capito” consente a chi sta parlando di riformulare il concetto (magari non si è stati chiari) e impedisce alla comunicazione di bloccarsi creando un senso generale di sfiducia. «Come si costruiscono queste interazioni? Accettando l’altro e i suoi tempi, il suo non aver capito, senza apporvi alcun giudizio di sorta sopra, non siamo a scuola (ah e anche lì i professori sbagliano), chi non ha capito non è “stupido” ma è onesto, vuole capire cosa sta succedendo per essere un componente attivo di quello che sta accadendo» (Fonte Geriatriko.com). Come abbiamo avuto modo di sottolineare poi in diverse circostanze il tono della voce contribuisce in modo preponderante alla comunicazione:  un tono calmo e accogliente aiuta sia alla ricezione di quello che viene detto sia predispone all’ascolto. Allo stesso modo un tono aggressivo e incalzante aumenta il senso di minaccia indisponendo l’altro all’ascolto. Sostanzialmente dobbiamo ricordare che a nessuno di noi piace essere attaccato, questo comportamento mette in atto in chi ascolta una reazione che fa parte del più antico comportamento umano cioè quello dell’attacco/fuga. Bisogna poi ricordarsi dell’importanza del linguaggio del corpo, inteso come la postura la mimica facciale e gesti. Questi sono elementi integranti del discorso, bisogna essere quanto più autentici, spontanei e genuini possibili, fra quello che si dice e quello che si comunica con il non-verbale. Ciò che si rischia, qualora non ci sia questo accordo fra il canale verbale e quello non-verbale, è un messaggio che va a confondere le idee del nostro paziente. Se comunichiamo gioia anche l’espressione del nostro viso e del nostro corpo deve essere in linea con ciò che esprimiamo, altrimenti il paziente percepisce mancanza di sincerità e coerenza.

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