Stare accanto ad un anziano motivandolo ad essere protagonista

Se stiamo accanto ad una persona anziana in qualità di operatori o caregivers possiamo contribuire a creare per lui un ambiente che favorisca la motivazione. Bisogna in primis prendere in considerazione i nostri comportamenti e gli effetti che questi comportano per l’anziano. «Dovremmo porre attenzione al modo in cui interpretiamo i suoi successi o insuccessi e ai feedback che forniamo. Ad esempio, è meglio evitare di attribuire uno scarso successo alla mancanza di abilità (“non sei capace”). Riconoscersi incapaci di fronte ai compiti è uno dei fattori che predispone l’anziano alla depressione e abbassa lo stato di salute» (Cit. Irene Miglio psicologa). Un ambiente motivante, sereno e positivo è quindi un ambiente che supporta l’autonomia dell’anziano, sostenendo pensieri motivanti. È importante far mantenere all’anziano un certo grado di autonomia non sostituendosi ad esso ma supportandolo e suggerendo strategie efficaci, così che egli possa continuare a percepirsi come competente, utile ed efficace. Ad esempio, pensieri come “non sono portato”, “non ho la giusta attitudine”, “non sono capace” e così via, vanno scongiurati perché porteranno ad evitare un compito o ottenere un esito negativo. Viceversa, se aiutiamo l’anziano a pensiamo: “dipende da me”, “posso farcela!” attribuiamo a noi stessi (causa interna) la riuscita o meno nel compito e ci predisponiamo ad un successo anziché ad un insuccesso. «Spesso si instaura un circolo vizioso in cui pensieri negativi determinano la messa in atto di comportamenti inefficaci, e l’esito di tali comportamenti va a propria volta a confermare il pensiero di partenza, come nella profezia che si auto-avvera» (Cit. Irene Miglio psicologa). I pensieri demotivanti possono essere sostituiti quindi con pensieri motivanti. rendere i compiti affrontabili, per esempio suddividendoli in piccoli compiti quotidiani o suggerendo strategie efficaci; sostenere gli obiettivi e valori personali dell’anziano nell’eseguire un’attività; supportare l’autonomia rispettando i tempi e i vissuti emotivi di rifiuto o rabbia; promuovere una visione delle abilità come modificabili; ridurre il confronto e il ricorso a stereotipi; promuovere l’autoefficacia, ovvero sostenere la percezione dell’anziano di essere capace di affrontare i compiti e le situazioni; offrire all’anziano piccole possibilità di scelta e occasioni per esercitare il proprio controllo facendolo sentire “utile” e “con uno scopo”. Queste sono alcune strategie importanti che si possono utilizzare per motivare un anziano, ma sostanzialmente, se leggiamo tra le righe, sono consigli funzionali a tutte le età. Chiunque di noi attraversa infatti momenti della sua vita in cui si sente “fuori posto” o “inadeguato” sia nel privato che a livello lavorativo. Prendersi il giusto tempo per la riflessione ed elaborare cosa c’è che non funziona ed elaborare pensieri positivi e/o prepositivi è la chiave di volta per ripartire con slancio. Per chi lavora con gli anziani è importante mantenere un buon equilibrio mentale evitando il rischio burn out.

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