
Come abbiamo avuto modo di considerare nell’ambito dell’approfondimento delle nostre riflessioni sugli anziani, i geriatri di ultima generazioni considerano anziana una persona ultra sessantacinquenne, ma è ormai necessario considerare che il notevole aumento della speranza di vita nei paesi occidentali va ben oltre gli 80 anni (in Italia 85,2 anni per le donne e 80,8 per gli uomini). «Si potrebbe pensare di spostare a 75 anni, e considerare quattro sottogruppi, con una classificazione più analitica: giovani anziani (64-74 anni), anziani (75-84 anni), grandi vecchi (85-99 anni) e centenari. Ma chi è veramente vecchio? Chi è realmente autosufficiente o quanto è non autosufficiente? Come attuare delle scelte senza contemplare questa complessità? Nei servizi messi a disposizione talvolta c’è come una netta distinzione tra ciò che può essere adeguato per anziani autosufficienti, e ciò che viene offerto alle persone non autosufficienti. Spesso rimane un vuoto nelle innumerevoli sfumature intermedie. Sarebbe utile proseguire nella diversificazione delle offerte da parte dei servizi, anche tenendo conto dell’agenda della persona, del vissuto e delle aspettative rispetto al suo bisogno. Nella classificazione degli anziani gli autori suggeriscono di utilizzare una suddivisione più duttile in soggetti che appartengono rispettivamente alla terza età (buone condizioni di salute, inserimento sociale, disponibilità di risorse) e alla quarta età (dipendenza da altri, decadimento fisico)» (Fonte valoreinrsa.it). Un aspetto molto importante da prendere in considerazione nella cura dell’anziano è quello della fragilità. Definito come stato di fisiologica maggior vulnerabilità legato all’invecchiamento e dovuto a una ridotta capacità dell’organismo di far fronte a situazioni di stress come le malattie acute, la fragilità condiziona un significativo peggioramento della qualità della vita e costituisce un fattore importante di disabilità. La valutazione della fragilità è indispensabile per la prevenzione delle future disabilità individuali, ma anche per stabilire le priorità rispetto agli interventi di salute pubblica nelle persone a maggior rischio. «Kenneth Rockwood propone il Frailty Index, un punteggio che si basa sull’idea che la fragilità sia uno stato di disorganizzazione caotica dei sistemi fisiologici, stimabile valutando lo stato funzionale, le malattie, i deficit fisici e cognitivi, i fattori di rischio psicosociali e le sindromi geriatriche. É però necessario considerare che questi fattori possono essere complicati da problematiche socio-economiche, che devono essere considerate insieme al punto di vista clinico» (Fonte valoreinrsa.it) .