
I professionisti del settore sanitario che si debbono approcciare con una persona affetta da demenza basandosi sui principi del metodo dell’educatrice per eccellenza Maria Montessori, (che molti non sanno che si occupò di adolescenti ma anche di anziani), la nostra progettualità deve essere rivolta non tanto nel trovare qualcosa di nuovo ma piuttosto tentare per quanto possibile di non perdere la sua specificità nella malattia. «Ogni persona è molto di più della malattia, qualunque essa sia. Non è una ricerca verso una nuova identità, o un qualcosa di nuovo, ma appunto nella demenza la persona deve essere sostenuta a mantenere la sua specificità, la sua identità, le sue abilità, ovvero tutte quelle peculiarità che rendono unica quella persona seppure nella malattia» (Avoncelli, Intuizioni montessoriane per la demenza. Maggioli editore). Reisberg nel descrivere la retrogenesi, affronta delle tappe “involutive” che la persona affetta da demenza si trova a ripercorrere come la stessa Montessori in chiave “evolutiva” descrive nel bambino. Se noi non possiamo pensare di chiedere ad un bambino di 6 mesi di saltare, così ad una persona affetta da demenza non possiamo pretendere delle prestazioni che non siano adeguate alla fase specifica del suo percorso. Non posso chiedere ad un bambino di un anno e mezzo che mangi in autonomia, restando seduto e fermo per tutto il tempo, come non posso chiedere ad una persona affetta da demenza che il suo tempo di attenzione sia prolungato. Devo capire in quale fase si trova ma soprattutto non perdere di vista chi è, quali sono le sue esperienze, quali sono le sue competenze, quali sono i suoi bisogni. La domanda legittima che ci si pone è se il personale sanitario – assistenziale sia formato adeguatamente per sostenere una persona affetta da demenza con il metodo Montessori? Anita Avoncelli nel suo saggio sulle intuizioni montessoriane afferma che «c’è ancora tanta strada da percorrere. Il metodo Montessori è prima di tutto un pensiero di vita e ad oggi non c’è ancora molto personale formato al metodo Montessori nella misura in cui non c’è stato uno spazio adeguato al metodo in sé nei diversi campi dell’educazione in campo accademico. Inoltre non ho trovato fonti letterarie che abbiano messo assieme demenza, retrogenesi e Montessori». Per retrogenesi si intende l’insieme di meccanismi neuro- degenerativi, come quelli che si vedono chiaramente in soggetti affetti da morbo di Alzheimer da un punto di vista sistemico perché affrontare una malattia significa principalmente affrontare la persona nella sua complessità. Tra le caratteristiche salienti di un ambiente montessoriano, va evidenziato che deve essere preparato, molto colorato, bello, attraente, semplice, ordinato, stimolante, spazioso e che favorisca il movimento. Tutte caratteristiche che sono presenti nella nostra Rsa di Ferrera, luminosa, colorata, pulita, ordinata ed accogliente.