
Molti anziani, grazie ai progressi della medicina, vivono la loro vecchiaia in discreto benessere ed autonomia ma l’invecchiamento della popolazione ha fatto crescere una nuova e numerosa categoria di malati: anziani caratterizzati da una particolare vulnerabilità per la contemporanea presenza di più malattie croniche (comorbilità), di fragilità e di disabilità, pazienti in qualche modo “nuovi” , che necessitano di una diversa organizzazione sanitaria ed assistenziale. Per comorbilità si intende la presenza contemporanea nel singolo soggetto di due o più malattie ed è una condizione strettamente legata all’invecchiamento. «Essa aumenta significativamente la necessità di prestazioni diagnostiche, terapeutiche e assistenziali. Inoltre è legata spesso alla disabilità, della quale è importante fattore di rischio. Chi ha più patologie spesso è anche portatore di altre malattie non riconosciute (atipiche o silenti o paucisintomatiche o in uno stadio preclinico). Si tratta pertanto di un anziano il cui stato di salute è ben più compromesso di quanto non dicano le patologie manifeste» (Fonte problematiche bioetiche nelle residenze per anziani Ulss Veneto). La fragilità invece è una condizione di estrema vulnerabilità che pone l’anziano che ne è affetto (frail elderly) in uno stato di elevato rischio di peggioramento e/o declino rapido ed improvviso della sua salute, con comparsa di disabilità (dove non già presente), perdita dell’autosufficienza, cadute, necessità di ospedalizzazioni frequenti e ripetute, facilità a sviluppare episodi di delirium, istituzionalizzazione, fino all’estreme conseguenze. La fragilità è un importante fattore di rischio di disabilità, anche se l’anziano disabile non necessariamente è fragile, e viceversa. La disabilità, infine, si può definire come “la difficoltà o l’incapacità dell’individuo a compiere le attività che sono essenziali per condurre alla disabilità, infine, si può definire come “la difficoltà o l’incapacità dell’individuo a compiere le attività che sono essenziali per condurre una vita indipendente e per mantenerne la qualità, a causa di problematiche inerenti il suo stato psico-fisico. Il fattore età è già, e diventerà sempre di più, una voce di spesa importante per i sistemi sanitari e per la società in generale. Alcuni ritengono che, soprattutto in presenza di scarse risorse economiche, le cure debbano privilegiare le persone più giovani. Un padre fondatore della bioetica statunitense, ad esempio, sostiene che le prestazioni sanitarie molto costose debbano essere negate all’anziano, ed i soldi così risparmiati utilizzati in modo migliore. La discriminazione dell’anziano basata semplicemente sul fattore età è stata chiamata “ageism” termine originariamente coniato da Robert Butler nel 1969 per definire, appunto, il processo di sistematica discriminazione verso gli anziani in quanto anziani. Come tutte quei pensieri estremi che hanno come desinenza finale “ismo” (esempio razzismo) ha delle conseguenze deleterie anche se l’ageismo si manifesta in maniera più subdola e sottile. Noi pensiamo invece che gli anziani sono un patrimonio della nostra cultura e vanno curati nel migliore dei modi sino alla fine del proprio tempo.