
Una delle problematiche maggiori che un team assistenziale si trova ad affrontare nella cura ottimale di un anziano è quello legato alla disidratazione, cioè un’insufficiente quantità di liquidi nell’organismo. Si tratta di una condizione che con i suoi sintomi e le sue conseguenze può compromettere seriamente le funzioni vitali, la salute e il benessere degli anziani, quindi non da sottovalutare. «L’età avanzata aumenta questo rischio, sia perché lo stimolo della sete si riduce sia perché alcune problematiche possono rendere le persone anziane più soggette alla perdita di liquidi. È quindi fondamentale saper riconoscere i segnali di disidratazione e intervenire prontamente. Ancora di più, è importante aiutare gli anziani a bere a sufficienza, adottando buone pratiche per assicurarsi ogni giorno la giusta idratazione» Fonte (privatassistenza.it/blog). L’acqua è la componente principale del corpo umano: caratterizza il 60% del peso negli uomini adulti, il 55% nelle donne. Questo elemento è indispensabile per molte funzioni vitali che, altrimenti, non potrebbero avvenire correttamente. L’acqua regola la temperatura corporea; lubrifica i tessuti, le articolazioni e gli organi, assicurandone la piena funzionalità; stimola la digestione; favorisce l’assorbimento delle sostanze nutritive presenti nei cibi e il loro trasporto alle cellule; permette l’eliminazione delle sostanze di scarto e delle tossine attraverso urina e sudore. «Per questo motivo è importantissimo fornire ogni giorno all’organismo la quantità di acqua di cui ha bisogno. Il nostro corpo, infatti, la elimina costantemente con la sudorazione, la respirazione, l’urina e le feci: questa perdita fisiologica deve essere compensata con una corretta assunzione di liquidi e con un’alimentazione sana per mantenere in equilibrio il “bilancio idrico”, cioè il rapporto tra le “entrate” e le “uscite” di acqua. Il rischio, in caso contrario, è la disidratazione, che si verifica quando l’organismo subisce un’eccessiva perdita d’acqua perché i liquidi che introduce sono inferiori a quelli che elimina. Questa condizione clinica può avere conseguenze molto gravi, specie per le persone anziane» (privatassistenza.it/blog). Normalmente i nostri meccanismi di autoregolazione e la sensazione di sete ci avvisano quando è il momento di bere. Le persone anziane, tuttavia, hanno un rischio più elevato di andare incontro alla disidratazione a causa di una serie di fattori che le rendono più vulnerabili. Prima di tutto vi è minore percezione dello stimolo della sete; modifiche nella composizione corporea, perché invecchiando aumenta la massa grassa (priva di acqua) e diminuisce la massa magra; disfagia, ovvero la difficoltà a deglutire che ostacola l’assunzione di cibi e bevande, un disturbo che spesso si manifesta negli anziani e che può essere legato a malattie neurologiche come il Parkinson, a problematiche cerebrovascolari, a disfunzioni dell’apparato digestivo; perdita di autonomia, che può rendere difficile provvedere da soli alla propria idratazione; deterioramento cognitivo, comune tra gli anziani, specie in presenza di malattie come demenza e Alzheimer. La quantità di acqua da assumere è variabile da persona a persona e dipende da molti fattori, come la temperatura esterna, lo stile di vita più o meno attivo, le condizioni di salute: in estate, con la febbre, la sudorazione è più abbondante, mentre problematiche come diarrea e vomito comportano una perdita di liquidi. Tendenzialmente, ogni giorno eliminiamo in media tra i 2 e i 2,5 litri di liquidi, quindi questa perdita deve essere reintegrata con lo stesso quantitativo d’acqua, salvo indicazioni diverse del medico.