Nuovi modelli di intervento sull’anziano prevedono una sempre maggiore considerazione del paziente come soggetto attivo

Nuovi modelli di intervento sull’assistenza agli anziani prevedono una sempre maggiore considerazione del paziente come soggetto attivo. L’ospite di una Rsa ancora parzialmente autosufficiente va appassionata/o nella realizzazione di sé stessa/o. Il tutto passa attraverso il suo coinvolgimento anche nelle piccole cose che noi possiamo ritenere  (a torto) superficiali per esempio la scelta degli abiti da indossare senza sminuire il valore di questi piccoli gesti. Ma gli anziani tendono spesso a ripiegare su sé stessi. Per questo motivo è necessario avere molta pazienza e delicatezza. In alcuni delle operatrici /operatori sono doti fornite dalla natura. In alternativa essendo professionisti del settore è necessario svolgere un importante lavoro su noi stessi in modo tale da arrivare ad una consapevolezza del nostro lavorare al meglio ed in maniera professionale.  «Occorrerebbe avere nuovo approccio culturale: riconoscere nell’anziano non un peso, ma una risorsa attiva del tessuto sociale, e ciò non soltanto per ovviare ai problemi pensionistici ed assistenziali ma per abbandonare una volta per tutte il falso concetto che essi rappresentino delle “zavorre” o dei “motivi di fastidio”» (Fonte dirittoefamiglia.it). Gli anziani hanno il diritto (ed il desiderio) di condurre una vita dignitosa e di partecipare, ancora in modo attivo e da protagonisti, alla vita sociale e culturale del Paese; magari in maniera diversa, nei modi e nei tempi, ma sicuramente non meno utilmente. Questa consapevolezza ha generato un dibattito, a livello mondiale, per identificare e promuovere strategie di azione tese a generare benessere, prevenire gli stati di disagio, malattia, emarginazione, al fine, appunto, di elevare la qualità della vita attraverso la valorizzazione della partecipazione degli anziani nella società. «Si ricerca la formula della immortalità , della eterna giovinezza, senza rendersi conto che la vera immortalità è racchiusa nell’esperienza, tramandata da generazione in generazione, nella memoria. Memoria che ha un valore inestimabile e che dovrebbe essere conservata e tutelata gelosamente. Gli anziani ricordano sapori, colori, odori, suoni stregati di un’epoca che non tornerà più e che nemmeno le più sofisticate apparecchiature sarebbero in grado di riprodurre. Essi sono pezzi integranti della storia, anzi sono la storia stessa, baluardi da tutelare. Tale memoria, paradossalmente, viene meno riconosciuta in un’epoca in cui la vita media si è allungata, con il conseguente aumento dell’età media della popolazione. «Papa Giovanni Paolo II scrisse una “Lettera agli anziani” in cui affermava che : «se ci soffermiamo ad analizzare la situazione attuale, constatiamo che presso alcuni popoli la vecchiaia è stimata e valorizzata; presso altri, invece, lo è molto meno a causa di una mentalità che pone al primo posto l’utilità immediata e la produttività dell’uomo”» (dirittoefamiglia.it)

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