L’importanza della comunicazione non verbale

Le demenze ed in particolare il morbo di Alzheimer sono associate in modo talmente frequentemente ai disturbi della comunicazione che oramai questi costituiscono uno dei criteri diagnostici per individuare già dalle fese iniziali l’insorgere della patologie. «Il graduale peggioramento nell’abilità di farsi capire o di capire gli altri si rivela una delle conseguenze del morbo di Alzheimer tra le più disastrose e disarmanti da affrontare sia per il malato sia per i familiari e degli operatori che si occupano di loro» (Fonte alzheimer.it) A fronte di tali considerazioni bisogna quindi, attrezzarsi già dai primi stadi delle malattie con una serie di mezzi e tecniche di facile applicabilità che tentino di migliorare o mantenere efficace o viva più a lungo possibile la reciproca comunicazione. Non va mai dimenticato che “prendersi cura” di una persona affetta da demenza ed in modo particolare da morbo di Alzheimer lungo il suo cammino di progressivo deterioramento significa soprattutto  ascoltarla e capirne i bisogni.  Per saper ascoltare un paziente problematico è necessaria una conoscenza di base di cosa intendiamo per comunicazione normale ma anche delle sue alterazioni che si osservano nel decorso della malattia di Alzheimer.  Innanzitutto con il termine comunicazione intendiamo lo scambio di informazioni tra persone. Essa costituisce l’essenza di ogni esperienza umana poiché consente la trasmissione di conoscenze di generazione in generazione, e quindi, rappresenta il veicolo di tutte le culture umane. L’uomo trasmette informazioni, idee e sentimenti agli altri non solo attraverso il linguaggio (comunicazione verbale) ma anche attraverso il corpo e la mimica (comunicazione non verbale). «Si possono esprimere gradi diversi di qualsiasi sentimento (ad es., sorpresa, rabbia, tristezza, ecc.) semplicemente generando il segnale con maggiore o minor intensità. Ad esempio, dicendo “Ho male”, l’enfasi della mimica e dell’intonazione specificano la gradazione di dolore e sono l’aggiunto di natura non verbale. Di conseguenza, per meglio precisare il nostro pensiero mescoliamo di continuo le modalità di comunicazione verbale e non verbale e questo è anche uno dei motivi per cui il linguaggio orale è più diretto di quello scritto» (Fonte alzheimer.it). Fondamentale da parte di tutta l’équipe sanitaria che lavora con pazienti anziani affetti da demenze  è saper riconoscere attraverso i segnali del corpo, in modo particolare la mimica facciale e la gestualità il disagio da parte dei nostri pazienti.  Quindi, la comunicazione non verbale può regalare delle informazioni aggiuntive alla semplice comunicazione verbale. Può, ad esempio, indicarci lo stato d’animo dell’interlocutore, può enfatizzare le parole dette o, al contrario, può contraddirle. Il contatto visivo può dire molto sulle intenzioni e i sentimenti del nostro interlocutore. Se sfugge al nostro sguardo, potrebbe essere annoiato o potrebbe avere paura, non riuscendo a sostenerlo. Se, al contrario, ci guarda dritto negli occhi, può significare che sia molto interessato a ciò che stiamo dicendo oppure può essere interpretato come un segno di sfida (ciò cambia a seconda del tono della voce e del messaggio che vuole comunicare).

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