L’affettività invecchiando si modifica e tende ad essere accentrata su sé stessa

Da importanti studi effettuati da specialisti del settore sappiamo che la personalità sia un fattore psicologico relativamente “stabile” nel tempo, almeno in condizioni di normale invecchiamento fisiologico, durante la questo processo anche gli affetti e le emozioni subiscono degli “aggiustamenti”. «L’affettività tende a modificarsi sia quantitativamente, sia qualitativamente. Innanzitutto si riduce l’intensità soggettiva, rispetto a contenuti che in precedenza suscitavano reazioni intense; ne consegue un’attenuazione dell’aspetto espressivo. In secondo luogo, l’affettività si concentra su poli circoscritti dal momento che, piuttosto che da condizioni esterne, l’anziano è coinvolto da quelle personali: in particolare dal suo benessere fisico e psichico e dal suo status economico e sociale. Il risultato finale è il prevalere di un egocentrismo sempre più accentuato. Mentre cioè la personalità del giovane è di tipo prevalentemente centrifugo, proiettata verso l’esterno e verso il futuro, la personalità dell’anziano è centripeta, ossia rivolta prevalentemente al proprio Io, con tutto il carico di ricordi, esperienze e sentimenti che lo caratterizza» (fonte martinaspallinopsicologapsicoterapeuta.it). Gli investimenti affettivi si rivolgono al proprio presente e al proprio corpo che può diventare oggetto di preoccupazioni ipocondriache o il tramite attraverso cui comunicare all’esterno per attirare le attenzioni altrui. Questo tuttavia non significa che per l’anziano i legami affettivi e le relazioni interpersonali siano insignificanti, anzi esattamente il contrario. L’anziano è in grado di amare e ha bisogno di sentirsi amato, di ricevere attenzioni e affetto. «È noto infatti come, a qualsiasi età, rapporti affettivi soddisfacenti favoriscano un’attività psichica globalmente efficiente e una adeguata motivazione alla vita. Le modificazioni dell’affettività e del controllo sulle emozioni si possono sommare con quelle cognitive che vanno autonomamente deteriorandosi o aggravare distorsioni cognitive, a loro volta correlate al decadimento fisico e alla malattia»(fontemartinaspallinopsicologapsicoterapeuta.it) Il tutto si articola in un sinergismo negativo che conduce a una inevitabile modificazione delle preesistenti abilità sociali e dell’efficienza dell’età matura. È vero che questo diventare sempre più fragile della persona anziana, entro certi limiti, come abbiamo visto, può essere positivamente compensato dalla possibilità di attingere a risorse ancora attive e attivabili, ma è altrettanto vero che il discorso finora fatto deve tenere conto dell’impatto cui l’anziano va incontro quando si trova a dovere affrontare l’immagine, il ruolo, la collocazione che gli viene oggi riservata nella cultura e nella struttura sociale.

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