Il lavoro multidisciplinare è importante per la cura ottimale degli anziani

Da una ricerca effettuata da “Bene Comune” una rivista online che si occupa delle problematiche degli anziani si evince che l’ Italia attualmente si classifica dopo il Giappone e la Spagna, tra i paesi a più alto tasso d’invecchiamento della popolazione. Tra pochi anni gli anziani saranno il 25% della popolazione. «Il numero degli anziani cresce paurosamente e cresce insieme la paura di invecchiare. Questa paura da sempre presente, oggi si traduce in comportamenti e scelte peculiari del nostro tempo e delle sue armi scientifiche e tecnologiche. Estetica, medicina, chimica farmacologica ci aiutano a coltivare il sogno dell’eternamente giovane. Mai il desiderio di essere/apparire eternamente giovani è stato così esteso, così alla portata di tutti, così presente nella quotidianità della comunicazione» (Fonte benecomune.net). Tra una legittima aspirazione ad un vecchiaia “sana e in forma”, che si impone però con un tratto maniacale e la conservazione dell’apparenza alla Dorian Gray, con il potato di un’estetica inquietante nelle sue soluzioni, sembra che si voglia superare, dimenticare, negare e uccidere quell’età della vicenda umana che precede la morte. Sembra che la generazione nata alla fine degli anni Quaranta, gli attuali settantenni,  siano così spaventati dalla morte, dalla vecchiaia e dai suoi dolori da negarle e allontanarle con tutti mezzi, dall’estetica all’eutanasia, cercando di creare una nuova frontiera umana: quella degli eternamente giovani. Allo spasmodico tentativo di cancellare la vecchiaia dal panorama sociale e dalla vita si rivolgono le parole di due pontefici. Benedetto XVI tra i pensieri che ha lasciato come sua eredità spirituale ha pronunciato parole chiare e profetiche: «La qualità della civiltà di una società si giudica da come sono trattati gli anziani e dal posto loro riservato nel vivere comune».  Papa Francesco le ha commentate:  «Se in una civiltà c’è attenzione e posto per l’anziano, quella civiltà andrà avanti, perché sa rispettare la saggezza, la sapienza; ma se gli anziani sono scartati perché creano problemi, questa società porta con sé il virus della morte». Si è riferito anche ai progressi della medicina, che allungano la vita, ma ha ammonito non altrettanto «la società si è allargata alla vita» e così «il numero degli anziani si è moltiplicato e le nostre società devono organizzarsi al meglio per fare posto a loro con giusto rispetto e concreta considerazione per la loro fragilità e dignità». Il tema della terza e quarta età deve essere affrontato secondo un approccio multidimensionale e non settoriale. È questo il metodo di lavoro che abbiamo adottato qui in Rsa a Ferrera, creando una équipe di lavoro che comunica costantemente a livello interdisciplinare in modo tale per cui viene ottimizzata la cura di un paziente e nel contempo si crea un progetto che possa essere il suo “giusto vestito”.

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