Il cervello può rigenerarsi anche in età adulta. Camminare aiuta a rallentare il declino cognitivo

Il cervello può rigenerarsi anche in età adulta. Per rallentare il declino cognitivo nell’anziano, la migliore arma è l’attività fisica e in particolare camminare. Quando la salute dell’anziano lo permette le passeggiate all’aria aperta sono quindi assolutamente importanti. Tuttavia il movimento seppure in misura più ridotta e svolta a seconda delle possibilità del paziente può e deve svolta anche in un contesto protetto come l’Rsa (Residenza sanitaria assistenziale) per anziani. Fino agli anni Ottanta neurologi e scienziati che studiano la complessità della mente umana, hanno sempre sostenuto che dopo una certa età le cellule del tessuto cerebrale non potessero rigenerarsi. «A smontare il dogma del cervello incapace di rigenerarsi ci ha pensato la tecnologia e in particolare il neuroimaging, quella branca della scienza attraverso cui è possibile indagare dettagliatamente le strutture del nostro corpo grazie ad immagini sempre più sofisticate e precise. Oggi infatti, complice l’avanzamento della tecnologia, è possibile monitorare in tempo reale l’evoluzione delle diverse componenti cellulari all’interno dello spazio in cui si trovano. Ed è così che sul finire degli anni Novanta è stato dimostrato che anche negli individui adulti avviene la neurogenesi, ovvero il formarsi di nuovi neuroni. Negli anni si sono poi aggiunte diverse ulteriori evidenze: diversi studi hanno dimostrato, sia in modelli animali sia nell’uomo, che ciò avviene in particolar modo grazie all’attività fisica. Ma questi studi, negli anni, si sono sempre concentrati sulla “materia grigia”. Meno invece sulla “materia bianca”, l’insieme di assoni dei neuroni, riuniti in fasci, che uniscono l’encefalo e il midollo spinale. Una componente estremamente delicata la cui perdita è associata principalmente al declino cognitivo tipico degli anziani. Lo studio da poco pubblicato su “NeuroImage” ha indagato nel dettaglio la capacità dell’attività fisica nell’influenzare la neurogenesi della “materia bianca”» (Fonte Fondazioneveronesi.it). Si tratta certamente di un grosso risultato: uno strumento a disposizione degli addetti ai lavori per poter sviluppare modelli e tecniche di intervento sugli anziani istituzionalizzati e fornire loro una possibilità in più per rallentare il processo di invecchiamento del tessuto cerebrale. Alcuni scienziati hanno sottoposto ad un test circa 250 anziani sedentari ma senza particolari patologie, ha indagato le capacità cognitive e le caratteristiche cerebrali utilizzando rispettivamente dei test di memoria e una particolare forma di risonanza magnetica in grado di visualizzare nel dettaglio le varie componenti cerebrali. Gli individui sottoposti al test sono stati divisi in diversi gruppi: uno ha iniziato un programma di stretching e allenamento per l’equilibrio tre volte alla settimana. Un altro ha iniziato a camminare insieme tre volte a settimana, a passo svelto, per circa 40 minuti. Il terzo ha seguito un corso di ballo, sempre tre volte la settimana. Dopo sei mesi tutte le persone sono state valutate attraverso le due metodiche. L’ultimo ha continuato a vivere senza particolari indicazioni. Dalle analisi è emerso che nel gruppo dei “camminatori” e dei “ballerini” le capacità aerobiche -come prevedibile- erano migliorate. Ma la novità riguarda la “materia bianca”: in questi gruppi risultava rinnovata e, per quanto riguarda le capacità cognitive monitorate attraverso test di memoria, queste erano migliorate solo nel gruppo dei “camminatori”. Un incentivo in più, quindi, per sforzarsi anche in età avanzata per fare movimento e camminare costantemente almeno un quarto d’ora al giorno.

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