Ricordare, viaggio nel tempo. Esercizi per mantenere la memoria a breve termine

Secondo lo psicologo americano Endel Tulving, ricordare è come fare un viaggio nel tempo. Una metafora molto azzeccata, dal momento che il ricordo segna il trascorrere della nostra vita e la continuità della nostra identità personale. Nel mondo animale, siamo gli unici esseri viventi in grado di rivivere il passato e proiettarsi verso il futuro. «La memoria è infatti un’abilità fondamentale, e può essere paragonata ad un grande magazzino che contiene informazioni raccolte e archiviate nel corso della nostra esperienza passata. La letteratura scientifica distingue tre diverse fasi di elaborazione mnestica: la fase di codifica: il messaggio viene inserito all’interno di informazioni precedenti e trasformato in un codice. La fase di ritenzione: il ricordo viene consolidato e stabilizzato e la fase di recupero: l’informazione viene richiamata dalla memoria a lungo termine per poterla utilizzare» (Fonte insalute.it). Quando si parla di memoria da parte degli esperti del settore si fa poi riferimento alla memoria a breve e lungo termine, ma vuole dire? Questa suddivisione riflette la classificazione della memoria in base alla durata del ricordo. Con la memoria a breve termine. Attraverso il processo mnemonico a breve termine, siamo in grado di immagazzinare ricordi e conservarli fino a pochi minuti. Se per esempio ascoltiamo per la prima volta un difficile cognome di una persona per alcuni minuti siamo in grado di ricordarlo. La memoria a lungo termine ci permette invece di immagazzinare le informazioni per lungo tempo (giorni, mesi, anni o tutta la vita). Se ripetiamo più volte, nel corso del tempo, il numero che abbiamo codificato, lo impareremo e saremo in grado di ricordarlo a lungo. Spesso si crede che il decadimento cognitivo sia inevitabile, ma la nostra mente è dotata di grande plasticità, che consente alle risorse cognitive di attivarsi attraverso procedure specifiche, come i training di memoria. «La Scaffolding Theory of Aging and Cognition ha utilizzato l’immagine dell’impalcatura per evidenziare proprio la capacità che il cervello ha di riorganizzarsi. In presenza di condizioni particolari, infatti, ad esempio quando apprendiamo nuovi concetti, vengono costruite delle “impalcature” che hanno l’obiettivo di far fronte ai cambiamenti legati all’età e di sviluppare nuove strutture celebrali. Sfruttando questa capacità della nostra mente è possibile allenarla, attraverso il training cognitivo: una “ginnastica mentale” composta da semplici esercizi da svolgere anche in autonomia» (fonte insalute.it). Un allenamento adatto a tutti e molto utile per chi, superati i 65 anni, vuole mantenere giovane la propria mente come cruciverba,  risoluzione di anagrammi, lettura di libri, quotidiani, riviste. Nel caso di soggetti molto anziani o con particolari deficit cognitivi ospiti di una Rsa come la nostra si utilizza la visualizzazione di oggetti di vita quotidiana e gli si chiede loro di cosa si tratta. Gli si fa effettuare particolari percorsi stabiliti in collaborazione con la fisioterapista e con le Oss, all’interno della Casa di Riposo, che ormai è diventata la “loro Casa” affinché possano orientarsi meglio (ovviamente compatibilmente con il grado di demenza senile) nello spazio e nel tempo.

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