
Aggiungere qualità e benessere agli anni della vecchiaia. Questo è il compito principale di una équipe socio sanitaria che opera quotidianamente a contatto con anziani affetti da diverse problematiche di salute e, specificamente, legate ad una condizione di evidente decadimento cognitivo. «Che significato ha la vita se non c’è la memoria, se viene meno l’identità della persona, se si rompe il legame con il proprio essere, con il proprio passato, con gli affetti e con il mondo? (Trabucchi, 2000)».Come abbiamo avuto modo di evidenziare in diverse circostanze spiegando problematiche con le quali abbiamo quotidianamente a che fare nel nostro lavoro in Rsa con gli anziani, la demenza (con i suoi vari gradi di evoluzione dai primi gradini di decadimento cognitivo sino alla demenza senile o all’Alzheimer) rappresenta certamente una sfida con la quale dobbiamo fare i conti. «La demenza può essere paragonata ad un “ladro di anime, memorie e affetti”, una malattia che giorno dopo giorno sgretola tutto ciò che si è costruito durante l’esistenza. Per trovare un senso è fondamentale un approccio multidisciplinare ed infatti, nel corso degli anni, si sono sviluppate, intorno a questa malattia, numerose teorie e approcci con l’intento di rispondere ai tanti interrogativi e fornire alla persona con demenza un aiuto efficace per vivere nel modo migliore possibile» (fonte https://www.amap-alzheimer.it/ ). Seppur la progressione della malattia possa venir simboleggiata a una stanza che si svuota gradualmente, la teoria della Retrogenesi (Reisberg et al., 1999) si presenta come un modello positivo che guarda alle potenzialità e alle capacità residue, cercando di attenuare le mancanze e le difficoltà che incombono. «Il modello della Retrogenesi viene definito come il processo attraverso il quale i meccanismi degenerativi invertono l’ordine di acquisizione in condizione di normale sviluppo. Secondo la teoria, la progressione della demenza segue un decorso fisso ed inverso allo sviluppo normale , percorrendo a ritroso gli stati progressivi dello sviluppo del bambino proposti dal fondatore dell’epistemologia genetica disciplina che studia i processi cognitivi umani secondo Jean Piaget (1952). Se è vera la frase che «vecchi sbagliati si diventa da bambini» (F.Schiavo, Malati per forza. Gli anziani fragili. Maggioli editori) allora c’è molto su cui riflettere. Questo postulato ci spiega molto bene come il nostro futuro dipende molto dal nostro passato e se lo abbiamo vissuto in maniera adeguata a livello psicofisico. Ci dice anche come noi operatori dobbiamo ragionare a fondo su quali misure è necessario mettere in atto per aiutare concretamente chi si trova a convivere giornalmente con la demenza. Gli interventi in ambito educativo e le terapie non farmacologiche, a causa anche dei risultati non eccezionali ottenuti in questi anni in campo farmaceutico, risultano sempre di più la strada da percorrere, guardando anche alla persona e non solo al suo cervello.