
Il metodo pedagogico di Maria Montessori viene utilizzato ormai sempre più frequentemente anche nell’ambito della cura della terza e della quarta età della terza età. Si tratta di una filosofia e di uno strumento di azione che va a promuovere in maniera sempre più preponderante la libertà e l’indipendenza delle persone anziane. Questi ed altri aspetti sono ben sintetizzati nel libro “Il metodo Montessori e gli anziani fragili- Principi e metodi per migliorare il benessere e le autonomie”. Il libro edito da Erickson e scritto dai tre pedagogisti Federica Taddia, responsabile delle attività socio-educative in strutture per anziani di Bologna, Annalisa Perino, direttrice di corsi di formazione nel metodo Montessori e Ruggero Poi, formatore Montessori e direttore di corsi di formazione sul metodo. Il testo analizza i vantaggi comprovati dell’applicazione del metodo utilizzato da Maria Montessori con i bambini proprio con gli anziani. «Autonomia ed indipendenza rappresentano proprio due punti cardine due dei principi alla base del metodo Maria Montessori. Due principi su cui si fonda il metodo pedagogico del saper fare da soli che negli ultimi anni sta trovando applicazione sempre maggiore in ambiti anche diversi da quello dell’infanzia. Il metodo Montessori per anziani fragili è uno strumento per favorire l’autonomia, anche nella terza età. «Maria Montessori – dice Anita Avoncelli educatrice che lavora sul campo ed autrice di trattati come “Intuizioni montessoriane per la demenza” , parlava della maestà della natura, ricordando come essa dia la vita dando libertà e indipendenza, e lo faccia seguendo determinate leggi. Secondo lei la natura fa della libertà una legge di vita, in alternativa alla quale può esserci solo la scelta di morire. Così si spiegano le azioni del bambino, che obbedisce al piano della natura , cercando di raggiungere la libertà che sarebbe, appunto, la prima regola di vita in ogni essere umano. Il senso di libertà e di autonomia dovranno quindi essere una costante per qualsiasi persona, a maggior ragione per una persona affetta da demenza, che dovrà poterlo sentire all’interno del proprio vivere quotidiano». Lo psicologo Kurt Lewin parlava di «spazio psicologico di libero movimento» riferito all’approccio educativo del bambino libero di muoversi ed esplorare il mondo. Lo stesso paradigma vale per l’anziano affetto da demenza che ha ancora la possibilità di muoversi e che dovrà essere messo nelle condizioni di poterlo fare. Ai primi del Novecento nasce il concetto di psicomotricità (pratica che qui noi in Rsa applichiamo quotidianamente) disciplina che ha saputo coniugare l’importanza dell’espressione corporea importante per il mantenimento delle capacità mentali.