
Capita spesso, alle persone anziane, di “fare fatica a fare le scale”, una fatica ben superiore a quella che facevano un tempo, o che, pur avendo ancora una buona capacità muscolare e motoria, di non riuscire magari più a star dietro a un nipotino che corre, se non incominciando precocemente a sbuffare e a sentire “il fiato che manca” e che “taglia” le gambe. E capita anche, purtroppo, di vedere come tali situazioni, che sicuramente allarmerebbero un giovane, dall’anziano vengano invece spesso vissute con la rassegnata convinzione che si ha di fronte alle cose inevitabilmente irrisolvibili. Una sorta di “Tanto ormai sono cosi!”. «L’idea che l’anziano “respiri male perché è anziano” preclude, a chi è avanti con gli anni, la possibilità di riguadagnare un possibile benessere respiratorio, solo perché convinto che non si possa far nulla a causa dell’età» (fonte dottor Belloni). Ciò che invece deve passare è che l’anziano respira male, non perché “è anziano”, ma perché “è ammalato”Se è vero il fatto che da anziani più facilmente ci si ammali di qualche forma respiratoria che genera dispnea (disagio respiratorio), è vero anche che fin tanto che persiste la falsa credenza che “da anziani non si può respirare più di tanto … perché il respiro ormai è così … e il respiro pesante nell’anziano non risponde più alle cure ”, come se l’anziano ammalato non dovesse poter guarire solo in virtù del fatto che “è anziano” (deleteria l’equivalenza: anziano = individuo senza possibilità di essere curato con successo ), non si può pensare di poter donare anche a queste persone il piacere di poter magari tornare a respirare, se non proprio come un tempo, almeno in un modo che pressappoco gli si avvicini.