
Uno dei fattori con i quali facciamo i conti durante tutta la nostra vita e che si accentua dopo una certa età è la paura della morte: è un argomento che interessa tutti noi e che ci ritroviamo ad affrontare direttamente, o indirettamente, in diversi momenti della nostra esistenza. Il nostro rapporto con la morte, come possiamo immaginare, è differente per ciascuno di noi: ognuno, infatti, la vive a proprio modo e con i propri strumenti e risorse. «Se pensiamo agli anziani, per esempio: alcuni di loro non vedono l’ora di andarsene, altri invece hanno tanta paura, paura di morire e lasciare tutto. Ma perché questa differenza di vedute? Perché alcuni anziani vogliono morire o riescono ad accettare la morte? Quando un individuo diventa anziano non può che iniziare a fare i conti con quella che è la più grande sfida della vita: la morte ed i pensieri che vi ruotano intorno. Quando si raggiunge una certa età, inevitabilmente si assume sempre più la consapevolezza che non si è immortali e proprio questo può poter far tanta paura» (fonte psicologi online). Riflettere sul fatto che la propria vita stia per finire e che non si possa più avere tempo per vivere può poter far davvero male e portare angoscia e timori; eppure, in molti anziani, questa paura sembra essere assente o meglio alcuni anziani non temono di morire. Facciamo riferimento ad anziani che sono, per esempio, depressi o che presentano dei disturbi, o ancora anziani soli che vedono nella morte solo una via d’uscita. In questo senso è quasi vista come la fine di un dolore o di una situazione dolorosa. «Da alcuni studi si è evinto che sono diversi gli anziani che pensano di ricorrere al suicidio e questa probabilità sembra aumentare soprattutto dopo i 65 anni, specialmente per quelli che si sentono soli e che non hanno contatti sociali. Alcuni anziani, invece, riescono ad accettare l’idea della morte con una certa serenità; in un certo senso riescono a non negare questo evento. Secondo alcuni studi, questa serenità è da associare a quegli individui che hanno una certa stabilità psicologica e sociale e che vivono in un contesto sano, fatto di amore e comprensione» (fonte psicologi online) . Ci sono anziani invece hanno paura della morte e questa può essere collegata ad altre paure: quella di soffrire fisicamente, di creare angoscia a chi rimane, di non essere riusciti a fare tutto quello che si desiderava. Insomma, vogliono rimanere per evitare di soffrire o per vivere ancora con i propri familiari e godere di tutto quello che la vita è in grado ancora di dare. Le emozioni negative che si possono associare a questa fase vengono denominate crisi della vita; esse sono in parte dovute e spiegate dalla minore energia fisica e psicologica, che l’anziano deve comunque saper gestire e amministrare per affrontare la quotidianità (De Beni, Borella e Mammarella, 2009). Tra queste paure abbiamo rabbia, tristezza e, spesso, anche un senso di impotenza. Un anziano può poter temere di morire per diverse ragioni ma allo stesso tempo può arrivare ad accettare questa fase della vita che può essere considerata come la fine di un dolore o come una fase naturale o come il termine di un percorso che prima o poi arriva per tutti e che viene accettata con serenità. Il nostro compito come educatori ed operatori sociali in una Rsa per anziani è quello di accompagnare l’ultimo periodo di vita dei nostri ospiti in serenità, proponendo loro costanti momenti di svago e facendoli sentire fino all’ultimo loro momento parte attiva del nostro contesto sociale.