Negli ultimi anni maggiore attenzione degli standard gestionali in Casa di Riposo

Un aspetto fondamentale da prendere in considerazione quando si parla di anziani in casa di riposo è quello che attiene al cambiamento degli standard gestionali delle Rsa in base anche all’aumento dell’età media dei residenti. Secondo una recente ricerca effettuata da “Alta Vita” istituzione di Padova che da tanti anni si occupa della cura degli anziani «gli ospiti delle residenze sono sempre più vecchi, con un progressivo avvicinamento ai 90 anni». Sostanzialmente è in atto un “invecchiamento dei vecchi”, tanto che nell’ultimo decennio è stata inserita anche se ancora ufficiosamente nella classificazione del grado di invecchiamento, dopo la terza età anche una “quarta età” con conseguenti nuove problematiche sul piano umano e delle relazioni, oltre che clinico. Va altresì sottolineato che il tempo di permanenza in Rsa è sempre più breve e la degenza media è ormai inferiore all’anno, collocandosi tra i 6 e i 9 mesi in media, a seconda di specificità locali e di fasce di prezzo. «In alcuni casi – sottolineano ancora i responsabili di Alta Vita – è quello che ci stiamo avvicinando ad un setting assistenziale qualificabile quasi come un “fine vita lungo”.  Il rischio concreto e che noi dobbiamo cercare di evitare è quello di far diventare la nostra Casa di Riposo, come quella di altre realtà residenziali che spesso assumono la caratteristica di “villaggio globale”; non è un giudizio su questo genere di condizione, ma soltanto sottolinearne il rischio che la struttura residenziale si chiuda in sé stessa, impermeabilizzandosi ad ogni stimolo dell’ambiente. Il confine tra l’essere “contenitori di sofferenza” o “ambiti di cura” è molto sottile; un contenitore è chiuso, la cura invece richiede l’apertura verso l’esterno, per ricevere i supporti indispensabili per garantire all’anziano una migliore qualità dell’assistenza. Ovviamente attualmente a causa delle normative anti Covid, gioco forza la chiusura è stata doverosa. La maggior parte degli ospiti anziani è di genere femminile (oltre i 2/3 sono donne), con un accentuarsi del fenomeno con l’età. Questo dato impone attenzione all’attenzione sugli uomini, che -soprattutto se molto vecchi- rischiano di vivere in un ambiente umano poco adatto alla loro specificità sul piano umano e psicologico. Si deve al proposito sottolineare che a fronte di una certa attenzione dedicata negli ultimi anni all’invecchiamento al femminile, va incentivato anche un impegno sull’approfondimento sul fattore maschile. Inoltre, alla disabilità somatica si accompagna nelle residenze una forte diffusione di disabilità psichica (demenze, depressione, psicosi), che talvolta può raggiungere l’80-90% degli ospiti. Il programma di cure deve quindi costruire un equilibrio nell’attenzione verso le malattie somatiche, le patologie psichiche e la disabilità; i componenti dell’equipe si trovano però spesso in difficoltà nell’organizzare interventi in grado di rispondere ad un’ampia e profonda richiesta del bisogno. Anche le terapie devono tener conto di questa realtà, trovando l’equilibrio tra una risposta punto per punto alla comparsa dei sintomi ed una visione complessiva, che discende dall’identificazione preventiva di precisi obiettivi. Peraltro, la velocità con la quale in questi anni sono avvenuti i cambiamenti demografici-epidemiologici, le motivazioni e i tempi di inserimento degli ospiti da parte delle famiglie, hanno reso necessario nei servizi alla persona un progressivo, lento adattamento dei vari aspetti operativi, come sarebbe stato auspicabile, ma che non è sempre facile da attuare. Sotto questo punto di vista quindi è necessario un costante impegno rivolto al cambio di marcia per un’assistenza sempre più dinamica e di qualità.

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