Come invecchiare bene curando l’umore e l’alimentazione

Una corretta alimentazione, una buona rete sociale di amici conoscenti ed uno stile di vita non eccessivamente sedentario, caratterizzato da momenti di attività fisica, che può essere anche una semplice passeggiata quotidiana, contribuiscono ad un rallentamento dell’invecchiamento. Da una ricerca riportata nel 2015 anche sul “Corriere della Sera” nell’inserto “Corriere Salute” a cura di Emanuela Di Pasqua evidenziava che un team internazionale di ricercatori ha seguito e monitorato un gruppo di volontari nati in Nuova Zelanda, nella città di Dunedin, tra il 1972 e il 1973, osservandone i principali indicatori di età anagrafica in concomitanza di varie tappe della loro vita: a 26 anni, a 32 e a 38 anni. Il risultato è stato impressionante e ha messo in luce come il processo di invecchiamento, a parità di età, sia estremamente variabile da individuo a individuo. Il report, pubblicato su “Proceedings of the National Academy of Sciences”, evidenzia infatti che, «specialmente nel corso di alcuni anni, c’è chi praticamente non invecchia e chi invecchia tantissimo, rilevando come l’età, specialmente nella cosiddetta mezza età, sia un fattore estremamente soggettivo». Gli studiosi, guidati dal ricercatore Daniel Belsky, hanno costruito una lista di 18 marcatori fisiologici di invecchiamento finalizzati a identificare un’età biologica, tra i quali la pressione sanguigna, il metabolismo, la funzione renale, polmonare ed epatica, il colesterolo, il sistema immunitario, la salute dei denti e la lunghezza dei telomeri (piccole porzioni di Dna che si trovano alla fine di ogni cromosoma e che sarebbero una sorta di orologio biologico poiché in seguito alla riproduzione cellulare la loro lunghezza si riduce progressivamente), oltre a riferirsi alle abilità di coordinamento, di equilibrio e cognitive». La media del ritmo di invecchiamento osservato tra i mille volontari è stato di 1,2 anni ogni anno, ma nel campione osservato c’è anche chi alla fine dell’esperimento era deceduto, chi dimostrava a livello biologici circa 28 anni, chi 61 e chi non era invecchiato per nulla. Il passo successivo per i ricercatori è stato poi quello di incrociare i dati in loro possesso con le informazioni sullo stile di vita dei partecipanti al lavoro, nel tentativo di capire chiaramente quale fattore (genetico o ambientale) fosse più significativo nel processo di invecchiamento o, al contrario, quale fattore fosse stato determinante nel mantenimento della gioventù. Il tutto perché come sottolinea Belsky, «la traiettoria dell’invecchiamento deve essere studiata già da giovani. le abitudini di vita e di alimentazione hanno un ruolo determinante». «Basti pensare – sottolinea il geriatra dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze  ad uno studio pubblicato su Science nel 2009 riferendosi un esperimento, effettuato dai ricercatori dell’Università del Wisconsin (Usa), su un gruppo di macachi Rhesus di differenti famiglie (e dunque con patrimoni genetici differenti). I macachi vennero divisi in due gruppi: al primo fu dato libero accesso al frigorifero, mentre il secondo gruppo fu sottoposto a uno stretto regime calorico. Venticinque anni dopo l’ 80% delle scimmie tenute a dieta era ancora in salute e metà di quelle mangione erano morte, mentre nel secondo gruppo si constatava una drastica riduzione di patologie legate al cuore e al metabolismo. A conferma che anche negli uomini il segreto per invecchiare meglio (e anche per iniziare a invecchiare meglio da giovani) sarebbe il mangiare meno ed in modo corretto». Il processo di invecchiamento è rallentato anche se il tono dell’umore è buono. Una persona che affronta con fiducia e con una giusta dose di positività tutte le varie problematiche che la vita gli pone di fronte certamente vive meglio anche la parte finale della sua vita.

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